LA PRIMA, VERA CADUTA

E se io
fossi stata
il bacio da
indossare
quando dentro
piove?
Quello che non vuoi
mettere
subito
perchè sei
in maniche corte
e il sole sul corpo,
anche se mosso
da ingannevole Autunno,
ti piace.

Mi respingi.

Perchè un po’
forse,
sul collo
pizzico.
Dimmi,
lo senti giá il vento
che ti screpola le guance?

Se fossi stata lí,
piú tenera
piú morbida…
Perchè non son così?

Son di pelle
invece,
quasi sempre dura.
È la mia natura,
che sfiorisce, se ti penso
con un’altra addosso,
come
quel cappotto
-da Fonzie-
che portavi
al pub,
con la mia anima tra le dita
e una sigaretta
dietro l’orecchio.

E c’ero prima io.
C’ero prima io
sotto quella giacca,
sotto quella pelle.
Che se ci provo
a immaginarla
ora,
smarrito il senso delle stagioni,
credo sia stata l’unica
a coprirmi
veramente
dal freddo,
dall’Inverno,
dal resto.

Dall’ apatia,
che
sotto ossimoriche vesti estive,
svogliatissima
tormenta,
bacia i miei sensi
e mi addormenta.

-MaríeFfe-

(Alberi in fiore, Piet Mondrian, 1912)

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ISOLE

Quando la mia testa mi minaccia,
l’unica è fingersi morti.
Aspetto.
Questo caos se ne andrà ed io riprenderó a pulsare.
I sentimenti sono cose strane e sebbene sia dalle elementari che continui a provarci, ancora non li ho imparati.
Mi piacciono le persone che sanno stare in silenzio, anche se spesso poi non so
reggere lo sguardo, divento un’ isola e non si arriva nè per bocca nè per occhi.
Quindi, a volte, vorrei pure avvicinarmi a qualche costa ma finisce sempre che mi vedo troppo distante o che l’Oceano mi piace troppo, o che gli altri delle isole non si fidano.
Peró, in fondo, va bene anche a me.
Sono nata in Primavera, ed ogni anno, quando arriva, mi sento un po’ meglio.
Il mese di Aprile mi ricorda una panchina in un giardino.
Mi ricorda che su una panchina si puó girare il mondo se ti dimentichi del resto intorno.
Io ci ho provato.
Poi sono scesa e un po’ del “resto intorno” l’ho perso per sempre.
Quando qualcuno si allontana spesso penso “peggio per lui”.
Solo che poi finisco per chiedermi se non sia io il peggio.
Non so piú che dire per tergiversare.
Credo mi manchi.
È da quando manchi che non riesco a riempirmi di niente.
Un paradosso, vero?
Le persone si sbarazzano di cose continuamente, per far spazio e metterci altre cose.
Invece io ho un sacco di spazio e non ci voglio piú mettere niente.
Non so quando ho iniziato a permettere che mi mancassi, ma non ho fatto molto per impedire che accadesse.
Questo è quanto.
Non so come succede.
Non so molto a dire il vero, di te.
Della tua isola.
Ché non hai mai riempito niente, quindi ora, esattamente, di che vuoto stiamo parlando?

-MaríeFfe-

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VERSI SENZA SENSI

​Finisco di congelarmi da dentro, 

anche se il caldo mi scioglie.

Che torto ho se mi sento straniero 

come un kiwi sul melo?

Inopportuno il sale nel tiramisú.

-Sbagliato?

-No, solo salato. 

Provaci ora a tirarmi un po’sú.

Do una sbirciata lá fuori, 

per ricordarmi i colori.

Bello,

ricorda te e me innamorati,

spenti e scontati.

Metti le orecchie sott’acqua 

e ascolta il tuo ritmo ovattato,

non lo trovi stonato?

Sento un profumo diverso ma già visto in foto,

mi tappo il naso,

non voglio affogare

mentre mi tuffo, di nuovo,

nel vuoto.

(MaríeFfe)

Immagine di Silvia Lazzarin

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LISTA NERA

​Ultimamente il mio umore è ben rappresentato da una gamma di differenti colori che vanno dal grigio chiaro al nero, passando per il grigio topo.

Potrei scrivere un poetico (o patetico?) piagnisteo, un pippone di due facciate su di me e il macrocosmo cupo nella mia testa.

Ma non lo farò.

Primo perché credo nessuno andrebbe oltre la seconda riga, ma soprattutto perché onestamente non mi va e preferisco sprofondare da sola nei miei dissidi interiori come i prodi di Ulisse sprofondarono nel mare richiamati dalle Sirene. Però in qualche modo questa energia negativa la devo sfruttare, quindi ho deciso di canalizzarla in un elenco di cose che odio, giusto perché la mia sgorbutaggine del momento mi faciliterà nell’impresa.

Ecco una lista di cose che odio, totalmente a caso e ovviamente non completa.
1)I gelatai che non seguono l’ordine dei gusti. Passi la coppetta, ma se io  ti chiedo nocciola e pistacchio, perché tu Sig. Demonio Gelataio mi devi mettere nel cono prima il pistacchio e poi la nocciola? Se ti dico prima nocciola forse è perché ci voglio la nocciola nel cono! Ogni volta immagino scene in cui prendo il cono e glielo sbatto in fronte eroicamente, poi però di consueto prevale l’agnellino spaurito che è in me e quindi sto zitta e muta.

2)Quelli che hanno la malattia grave di cambiare compulsivamente i canali della radio, senza far finire UNA canzone.

3)Chiodi di Garofano. 

4)I bambini palesemente viziati: Sì, sarò una persona cattiva ma io non li sopporto. Ovvio che la colpa è di genitori che sono nocivi come l’acido muriatico nel caffè, ma il risultato sono comunque dei bambini maleducati, lamentosi, irrispettosi  e indisponenti. Scommetto che i genitori di questi piccoli Lord sono quelli che vanno a difendere i figli a spada tratta se la maestra ha avuto l’ardore addirittura di richiamare il pargolo.
Per la cronaca io dai miei genitori, ma più da mamma, credo di aver preso un numero inquantificabile di mazzate, tra ciabatte che volavano e “se non vieni qui ora, quando ti prendo ti do il resto!”.

Già, bei tempi quelli… quando uno sberlotto non era reato punibile con  l’ergastolo.

Anche perché credo che i bambini viziati di oggi, siano gli stronzi arrivisti di domani.

5) Le bancarelle che non espongono i prezzi e quindi ogni cosa che mi piace devo chiedere “questo quanto costa?” “Mmm, carino…E questo?” “Ah capito. E quest’altro?” Di solito mi do un’autonomia di tre domande, perché poi ho paura di sembrare scema oltre che povera. 
Ma scusate, non potete mettere il prezzo sopra ogni articolo?

6) La vodka alla pesca.

7) I capperi. Io sono onnivora al 99% e quell’ 1% è rappresentato da questo obrobrio, che non si sa esattamente cosa sia. Quand’ero piccola credevo fossero pesci, ovviamente ora lo so benissimo che sono lenticchie andate a male.

8) I messaggi della Vodafone. Arrivano negli orari più disparati, quando non aspetto la risposta di nessuno e non mi aspetto di essere cercata. Quindi mi illudo, “chissà chi sarà ora”, “magari un mega figo che ha chiesto il mio numero in giro, o mi ha rintracciata tramite un gran stalking sui social” “oppure mi chiamano per dirmi che ho vinto una lotteria alla quale mi hanno iscritta a sorpresa” … Mi avvicino al cellulare, vado sui messaggi e niente, è solo la Vodafone. Te pareva che mi cagava qualcuno. La Vodafone proprio ti fa assaporare la delusione. 
Ma con chi li devo spendere 7000 minuti alla settimana, eh?

9) Chi è puntuale, facendo sentire in imbarazzo me che sono sempre in ritardo.

10) I paraculi.

11) I libri con le pagine di quel maledetto materiale lucido riflettente . 
Secondo me c’è un accordo segreto tra editori e ottici (sì esatto, gomblotto) che spinge i primi ad utilizzare questo materiale letale in grado di portare a cecità completa, una volta entrato in contatto con uno spiraglio di luce.

Io devo ballare la samba sotto la lampada per trovare il modo di preservarmi gli occhi. Per non parlare del fatto che non si può scrivere su sti libri di satana.

11 e mezzo) Quando in hotel non ti danno la colazione che sembra cenone di Natale e Capodanno insieme. 

12)Quelli che attraversano i binari senza fare il sottopassaggio.

13) L’olio di palma. Va beh questo ammetto di averlo scritto per simpatizzare coi più. (less olio di palma, more likes).

14) Le pentole a pressione. Più che odiarle in realtà mi fanno paura, temo sempre che esplodano. 

15)Le cimici. 

16) L’odore  di cane bagnato (che poi è un po’ quello di cimice).

17) Nicolas Cage. Oh, sarà bravissimo, ma io proprio non lo sopporto. 

18) Quelli che dicono di non sapere niente prima di un esame e poi prendono il massimo. 
Guardate che non mi offendo se dite “Le cose le so e pure bene”, anzi sono felice per voi dal momento che a me non togliete niente.

19) Le feste in maschera, ma dove non è obbligatorio il costume. 
Cioè di solito scrivono “maschera gradita”. 

Ma che vuol direee? O scrivi festa in maschera o non lo scrivi!

Lo sapete perché lo fanno? 

Perché si divertono a vedere l’espressione di quell’unico scemo che arriva travestito (di solito sono io), in mezzo a gente vestita in modo assolutamente normale. 

20) Chi parla al cinema. Sì, anche durante la pubblicità. 

21) La cattiveria assolutamente gratuita.

22) La Domenica sera. Mi mette addosso una tristezza infinita.

E voi avete una lista nera?

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FACCIA DA BUONA

​Ho una faccia da buona. Il mio è il classico stramaledetto faccino che trasmette tenerezza.

Ho quella faccia che adorano tanto i nonni e i genitori.

Se incontro un anziano per strada, in pullman, alle poste… posso star certa che mi fermerá e mi racconterá la sua vita, per poi congedarmi con “sei tanto una brava ragazza…”

Se siamo in tanti, non fermano tutti. Fermano me.

La faccia da buono piace un sacco anche alle persone che hanno mille problemi e non vedono l’ora di scaricarteli addosso, perchè tu sei buona e paziente. 

Li ascolterai, li capirai.

Non so, forse basterebbe avere le sopracciglia inclinate diversamente, gli occhi meno grandi o il naso a punta. Le labbra piccole. Dicerie popolari narrano siano segno di cattiveria, magari qualcuno ci crederebbe sul serio.

Io convivo da sempre con la mia faccia da buona e spesso ho adeguato i miei comportamenti ai miei connotati. A volte sono buona davvero. Ma non vorrei doverlo essere sempre, sembrarlo sempre.

Quelli che hanno un aspetto da cucciolo smarrito, credo possano comprendermi.

Ora vi svelo un segreto: perfino quelli con la faccia da Bambi si incazzano, anche se non si vede.