Scusate l’assenza

Questo marciapiede non mi piace.
Nemmeno quando lo percorrevo da piccola mi piaceva.
I motivi per cui partivo da casa e finivo su questa strada, erano per lo più due.
Per andare a scuola o per andare in chiesa.
Col tempo, ho smesso di recarmi in entrambi i posti e questa strada non mi è più servita.
Ma questo marciapiede ancora non mi piace.
Alcune strade invece mi piacciono tanto. Per esempio, c’è una strada che porta dal mio paesino al centro, saranno sí e no dieci minuti di macchina.
A piedi è molto di più. Lo so per certo, perché spesso mi è capitato di dover pensare o smettere di pensare.
E allora prendevo e camminavo.
Una volta ho camminato per due ore senza fermarmi e sono quasi sicura che ad un certo punto avevo smesso di scegliere che traversa prendere e quali striscie attraversare.
Ho avuto la sensazione che quella volta, fosse un tentativo di colpo di stato da parte dei piedi.
Un’altra volta ricordo che provai a perdermi nelle viuzze di un villaggio vicino al mare.
Mi ero detta “Cammina a caso, non pensarci troppo, vediamo poi che fai.”
Non fu molto divertente, perché proprio non riuscivo a perdermi. Riconoscevo sempre qualcosa che mi riconduceva su una delle strade principali.
Un albero, un sasso più grande, il tetto di una casa, un vecchietto su una panchina.
Era tutto lì per impedirmi di perdermi.
Al telegiornale avevo sentito di una signora che camminando camminando sul bagnasciuga, si era ritrovata in un posto che non conosceva. Aveva perso completamente l’orientamento e il giorno seguente la polizia l’aveva ritrovata semincosciente. Così la signora venne scortata a casa, per sua fortuna. O per sua sfortuna, chi lo sa.
Ovviamente ci provai anche io a camminare e camminare sul bagnasciuga.
Camminavo, di tanto in tanto alzavo lo sguardo da terra e scrutavo le facce sotto gli ombrelloni, per capire se sospettavano che mi sarei persa.
Poi guardavo il mare e poi di nuovo i miei piedi frettolosi.
L’unica cosa che ottenni è che mi stancai tantissimo e finí per pensare che fosse impossibile perdersi in quel modo. Sarebbe bastato voltarsi in qualsiasi momento è seguire la schiuma che il mare offriva, in veste di un’azzurrissima Arianna.
Anche al supermercato avevo provato a fare lo stesso gioco.
Mi staccavo dal carrello di papà e dopo aver detto “torno subito” iniziavo a percorrere le corsie a sentimento.
Mi perdevo nelle scritte dei vari scaffali.
Senza zucchero. Da conservarsi preferibilmente il. Tenere fuori dalla portata dei bambini. Tre per due. Massimo quattro porzioni.
Era l’unica cosa in cui riuscivo a perdermi, perché alla fine il mio carrello lo ritrovavo sempre o lui trovava me.
Non sono mai riuscita a sentire il fatidico sperato annuncio “Attenzione, la bambina X è pregata di recarsi alla cassa.”
Ma come facevano gli altri a smarrirsi?
La cosa strana è che la paura di perdersi è andata direttamente crescendo con gli anni, ma nello stesso tempo è diventato sempre più facile farlo.
Questo marciapiede ancora non mi piace.
E comunque che bella parola “bagnasciuga”, spiega esattamente quello che fa. Quello che è.
Dovrebbe essere tutto un po’ così.

-MaríeFfe-

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LA MIA STANZA

​La mia stanza rimane sempre un po’ in penombra, anche quando fuori è bello e la luce la sento che vorrebbe entrare.

Sarà che ho scelto di dipingerla di viola, sarà che è grande e il rapporto finestre/muro è piú basso di quello che dovrebbe.

Il risultato comunque è che non è mai tutta luminosa e il sole è costretto a scegliere su cosa posarsi, solleticando una manciata di cose alla volta che fan le preziose, mentre il resto rimane timido.

Mi piace spostare i mobili, le sedie, i comodini, i quadri, il letto, i portagioie, le idee.

Le combinazioni luce-buio alla fine sono infinite e disordinate, per soddisfare la mia voglia di nuovo.

Tipo ora, un raggio che sbuca prepotente, litiga con la plastica della bottiglia vuota davanti a me e nel muro all’angolo si spoglia un caleidoscopio di ombre grezze.

La mia stanza quando è notte diventa un tutt’uno col cielo nero e la bajour è l’unico piccolo faro in mezzo ai segreti.

Il pavimento raccoglie la polvere che non ho tolto ieri e sotto il tappeto ho nascosto un po’ di piccole certezze.

I colori nella mia stanza sono tanti ma li vedo autentici e smascherati solo quando la luce li guarda in faccia saccente.

La mia stanza è allegria in potenza che puó dipingersi di rassicurante malinconia.
La mia stanza sono io.

MaríeFfe

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LISTA NERA

​Ultimamente il mio umore è ben rappresentato da una gamma di differenti colori che vanno dal grigio chiaro al nero, passando per il grigio topo.

Potrei scrivere un poetico (o patetico?) piagnisteo, un pippone di due facciate su di me e il macrocosmo cupo nella mia testa.

Ma non lo farò.

Primo perché credo nessuno andrebbe oltre la seconda riga, ma soprattutto perché onestamente non mi va e preferisco sprofondare da sola nei miei dissidi interiori come i prodi di Ulisse sprofondarono nel mare richiamati dalle Sirene. Però in qualche modo questa energia negativa la devo sfruttare, quindi ho deciso di canalizzarla in un elenco di cose che odio, giusto perché la mia sgorbutaggine del momento mi faciliterà nell’impresa.

Ecco una lista di cose che odio, totalmente a caso e ovviamente non completa.
1)I gelatai che non seguono l’ordine dei gusti. Passi la coppetta, ma se io  ti chiedo nocciola e pistacchio, perché tu Sig. Demonio Gelataio mi devi mettere nel cono prima il pistacchio e poi la nocciola? Se ti dico prima nocciola forse è perché ci voglio la nocciola nel cono! Ogni volta immagino scene in cui prendo il cono e glielo sbatto in fronte eroicamente, poi però di consueto prevale l’agnellino spaurito che è in me e quindi sto zitta e muta.

2)Quelli che hanno la malattia grave di cambiare compulsivamente i canali della radio, senza far finire UNA canzone.

3)Chiodi di Garofano. 

4)I bambini palesemente viziati: Sì, sarò una persona cattiva ma io non li sopporto. Ovvio che la colpa è di genitori che sono nocivi come l’acido muriatico nel caffè, ma il risultato sono comunque dei bambini maleducati, lamentosi, irrispettosi  e indisponenti. Scommetto che i genitori di questi piccoli Lord sono quelli che vanno a difendere i figli a spada tratta se la maestra ha avuto l’ardore addirittura di richiamare il pargolo.
Per la cronaca io dai miei genitori, ma più da mamma, credo di aver preso un numero inquantificabile di mazzate, tra ciabatte che volavano e “se non vieni qui ora, quando ti prendo ti do il resto!”.

Già, bei tempi quelli… quando uno sberlotto non era reato punibile con  l’ergastolo.

Anche perché credo che i bambini viziati di oggi, siano gli stronzi arrivisti di domani.

5) Le bancarelle che non espongono i prezzi e quindi ogni cosa che mi piace devo chiedere “questo quanto costa?” “Mmm, carino…E questo?” “Ah capito. E quest’altro?” Di solito mi do un’autonomia di tre domande, perché poi ho paura di sembrare scema oltre che povera. 
Ma scusate, non potete mettere il prezzo sopra ogni articolo?

6) La vodka alla pesca.

7) I capperi. Io sono onnivora al 99% e quell’ 1% è rappresentato da questo obrobrio, che non si sa esattamente cosa sia. Quand’ero piccola credevo fossero pesci, ovviamente ora lo so benissimo che sono lenticchie andate a male.

8) I messaggi della Vodafone. Arrivano negli orari più disparati, quando non aspetto la risposta di nessuno e non mi aspetto di essere cercata. Quindi mi illudo, “chissà chi sarà ora”, “magari un mega figo che ha chiesto il mio numero in giro, o mi ha rintracciata tramite un gran stalking sui social” “oppure mi chiamano per dirmi che ho vinto una lotteria alla quale mi hanno iscritta a sorpresa” … Mi avvicino al cellulare, vado sui messaggi e niente, è solo la Vodafone. Te pareva che mi cagava qualcuno. La Vodafone proprio ti fa assaporare la delusione. 
Ma con chi li devo spendere 7000 minuti alla settimana, eh?

9) Chi è puntuale, facendo sentire in imbarazzo me che sono sempre in ritardo.

10) I paraculi.

11) I libri con le pagine di quel maledetto materiale lucido riflettente . 
Secondo me c’è un accordo segreto tra editori e ottici (sì esatto, gomblotto) che spinge i primi ad utilizzare questo materiale letale in grado di portare a cecità completa, una volta entrato in contatto con uno spiraglio di luce.

Io devo ballare la samba sotto la lampada per trovare il modo di preservarmi gli occhi. Per non parlare del fatto che non si può scrivere su sti libri di satana.

11 e mezzo) Quando in hotel non ti danno la colazione che sembra cenone di Natale e Capodanno insieme. 

12)Quelli che attraversano i binari senza fare il sottopassaggio.

13) L’olio di palma. Va beh questo ammetto di averlo scritto per simpatizzare coi più. (less olio di palma, more likes).

14) Le pentole a pressione. Più che odiarle in realtà mi fanno paura, temo sempre che esplodano. 

15)Le cimici. 

16) L’odore  di cane bagnato (che poi è un po’ quello di cimice).

17) Nicolas Cage. Oh, sarà bravissimo, ma io proprio non lo sopporto. 

18) Quelli che dicono di non sapere niente prima di un esame e poi prendono il massimo. 
Guardate che non mi offendo se dite “Le cose le so e pure bene”, anzi sono felice per voi dal momento che a me non togliete niente.

19) Le feste in maschera, ma dove non è obbligatorio il costume. 
Cioè di solito scrivono “maschera gradita”. 

Ma che vuol direee? O scrivi festa in maschera o non lo scrivi!

Lo sapete perché lo fanno? 

Perché si divertono a vedere l’espressione di quell’unico scemo che arriva travestito (di solito sono io), in mezzo a gente vestita in modo assolutamente normale. 

20) Chi parla al cinema. Sì, anche durante la pubblicità. 

21) La cattiveria assolutamente gratuita.

22) La Domenica sera. Mi mette addosso una tristezza infinita.

E voi avete una lista nera?

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LA NOSTRA X

​Come puó essere crudele il senso piú geometrico di “parallelo”?

Mi stai accanto da una vita e sempre alla stessa distanza. 

Li ho percepiti tutti gli attimi in cui abbiamo rischiato di scontrarci. Ogni volta mi si è fermato il cuore ed è stato come quell’attimo in cui tutto puó cambiare, come il Butterfly Effect che ribalta i giochi in tavola. Alla fine ogni volta finivamo  per raddrizzarci, dopo aver raccolto i pezzi ammaccati che ci eravamo distrutti.

Ma poi di che materiale siamo fatti che non riusciamo a respingerci fino in fondo e nello stesso tempo non possiamo toccarci?  Me lo chiedo, ogni tanto.

E che cos’è il tempismo? 

Sembrano averlo tutti. Dai personaggi svampiti dei film su canale cinque alle coppie che raccontano come si sono conosciute la prima volta. E sono assurdi i modi in cui si incontrano, con una casualitá che spacca il nanosecondo, con un aiuto che deve per forza arrivare da un Dio buono, se esiste.

Ma noi no. 

Noi non avremo mai il ritmo giusto, il posto giusto e l’occasione al volo. Noi non aspetteremo mai nella stessa fila al banco del pane nel supermercato. Non mi cadrá niente dalle tasche e non mi raccoglierai niente. Non cambierai mai strada per sbaglio, ritrovandoti sulla mia, che magari sto percorrendo anch’io per sbaglio dopo essermi persa. Non formeremo mai una stramaledetta X con le nostre esistenze.

Noi continueremo a rischiare di scontrarci nel momento sbagliato e nel luogo sbagliato. Ci sará quell’attimo di illusione sospesa e poi torneremo paralleli.

(MaríeFfe)

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ABBUFFATE

​Quando c’ é una vocina dentro di me che mi grida di fare una cosa io finisco sempre per non farla. Viceversa quando la vocina mi suggerisce di evitare qualcosa, indovinate che faccio?

Claro, vengo attirata come un bimbo cicciottello dal gelato.

Ovviamente il bimbo cicciottello sono io.

E vedo cibo ovunque.

Cibo che poi si rivela essere un flop gigantesco, perchè un Big Mac non è vero cibo. È solo porcheria che ha un aspetto meravigliosamente e sensualmente buono. (E secondo me c’è pure della droga dentro).

Parliamoci chiaro, a tutti piace ingozzarsi di roba grassa e unticcia e zuccherosa.

Ma quello non è cibo.

Non è paragonabile a un piatto di pasta o ad una bistecca. Non è nutrimento.

È voglia. È trasgressione, vizio.

Ma io, rimanendo in metafora, sono obesa nel cervello e da questo non si guarisce.

Vorrei essere in grado di dare alla mia vocina il potere di prendermi a sprangate quando deliberatamente non l’ascolto.

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GUIDA PER ASOCIALI (parte 1)

Se vi trovate in stazione e incontrate una ragazza sulla ventina, snella, abbastanza alta, capelli e occhi castani… non salutatela.
Se sta salendo sul treno, non salutatela.
Se il treno lo sta aspettando, non salutatela.
E soprattutto se la trovate giá seduta sul treno, non salutatela.
Vale sempre, ma la mattina ancora di piú.

So che è una descrizione molto generale ma quella ragazza potrei essere io e quando mi salutate:
– se la giornata è iniziata bene me l’avete appena rovinata.
-se la giornata è una brutta giornata ora sará una giornata peggiore.
In realtá il saluto va bene, ma appena accennato col capo o se proprio dovete parlare dite al massimo due parole (e con due intendo letteralmente, quindi è ammesso, ad esempio, “buona giornata”)

Vi giuro che fuori dal treno sono una persona pseudonormale e so essere perfino simpatica, ma finchè sono sul treno quello è il mio bozzolo ed io sono un bruco.
Avete mai visto un bruco parlare?
Appunto.
Poi fuori dal treno mi trasformeró in una meravigliosa farfalla parlante e allora si puó procedere con la comunicazione.

Essendo un argomento che mi sta particolarmente a cuore, mi sono presa la briga di stilare una lista delle cose che si possono/ non si possono fare in treno.

Puoi:
-ascoltare la musica
-guardare fuori dal finestrino
-leggere
-studiare
-dormire
-messaggiare
-memorizzare l’architettura della carrozza
-osservare la gente, che è come guardare la tv (magari evitate di fissare insistentemente un unico soggetto, che il confine tra spettatore televisivo e maniaco seriale è labile)
-fare assolutamente niente, ma in silenzio

Non puoi:
-cantare(vi assicuro non è cosí scontato)
-fischiare(vedi sopra)
-avere una riunione importante al telefono con il primo ministro del Congo, rendendo tutti partecipi dei tuoi successi
-in generale parlare al telefono per piú di 30 secondi, ovvero il tempo sufficiente per dire “scusa non posso parlare, sono in treno” (se mandate un messaggio è comunque meglio)
-ascoltare la musica, con le casse.
-ascoltare la musica con gli auricolari, ma a volumi che non esistono nelle scale dei Decibel umani (ma come fate?)
-attaccare bottone con gente che non conosci
-attaccare bottone con gente che ti sembra di conoscere
-attaccare bottone con gente che sicuramente conosci, perchè c’è una buona probabilitá che lui/lei in quel momento non vorrebbe conoscerti
-conversare con persone che sono d’accordo nel dialogare con te (e giá qui mi pare fantascienza) ma sopra un volume che va oltre la modalitá “sussurro”.

Vorrei precisare che non è una questione personale.
A prescindere che nella vita tu mi vada a genio o no, se mi parli in treno passi immediatamente nella categoria “antipatico”, almeno per l’intera durata del viaggio.
Nota di approfondimento: in un rapporto da 200 punti(su una scala di 200), level AMICIZIA PRO, si puó stare in silenzio e ascoltare la propria musica senza sentirsi in colpa o in imbarazzo.

Ragazzi vi prego, non è difficile.
C’ è un mondo colorato fuori dal treno per comunicare e fare public relations.
Lí potete trovare tutti gli amici di cui avete bisogno, potete essere affabili e liberare il Panariello che c’è in voi.
Il treno preserviamolo come luogo di meditazione e silenzio, rendiamolo un pre-mondo in cui non sappiamo ancora parlare, prima di calarci nella vita reale.
Ma perchè nessuno ha ancora pensato di fare delle carrozze singole, monopasseggero, tipo “bruco mela” alle giostre.
Perchè?

Lo so che per i piú gioiosi di voi tutto questo non avrá senso.
So che trovate assurda la possibilitá di svegliarsi, almeno all’inizio, senza voglia di vivere.
Ma è cosí, fidatevi.
So che voi mutanti vi svegliate giá felici, energici, con la voglia di trascinare gli altri nelle avventure della giornata e vogliosi di raccontare i vostri sogni a chiunque.
Lo so che non siete cattivi, non lo fate apposta.
Voi siete cosí.
Lo so, perchè a questa categoria appartiene mio padre, che appena sveglio pare sotto acidi; tu vuoi solo capire come sopravvivere fuori dal piumone e lui parla giá da venti minuti.

Ma vi assicuro: esiste un mondo di persone che la mattina vorrebbe cavarsi i timpani piuttosto che ascoltare qualsiasi genere di suoni, a meno che non siano inclusi nel nuovo album scaricato illegalmente.
Cerchiamo di venirci incontro: voi non parlate e noi in cambio vi ascoltiamo mentre state zitti.

Scusate se ho tirato sto mega pippone su noi disagiati, ma era necessario farlo.
È davvero un tema commovente per me, come i cuccioli di foca per Greenpeace.
Quindi salviamo i cuccioli di foca.
Noi siamo i cuccioli di foca.
Dei piccoli e teneri cuccioli di foca sonnecchianti, silenziosi e spaesati.
Vogliamo solo essere lasciati in pace.

Dona ora.
Dona il tuo silenzio.

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COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

Mi scuso per la noiositá di questo post, volevo informare chi mi legge che questo blog in realtá è un’appendice di una pagina giá esistente su Facebook e avente lo stesso nome (Il Quadernetto).

Lí pubblico piú frequentemente e un po’ di tutto, qui tendo a fare una selezione piú curata degli articoli.

Mi farebbe piacere ritrovarvi di lá se vi andrá di curiosare.

Avete anche voi una pagina su Fb? Passo a trovarvi volentieri! Lascio il link della mia per ora:

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Ora potete tranquillamente sbadigliare! 

Un abbraccio virtuale !

CE N’È UNO PER TUTTE

Per la rubrica, “e scrivila qualcosa di meno pesante ogni tanto”, oggi voglio trattare un argomento piú leggero e meno poetico del solito.
Vi presento la mia personale lista de “i ragazzi che ci provano”, ossia gli esemplari che ci hanno provato/ci provano/ci proveranno con noi fanciulle fortunate nel corso della vita.
Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale (se…)

Ma iniziamo.

1) IL CAVALIERE
Partiamo da qualcosa di buono, perchè altrimenti inizio col deprimere le folle femminili.
Fortunatamente esiste.
Passa a prenderti sotto casa, ti apre la portiera, sposta la sedia per farti sedere (non cadere, sedere!).
Questo aghetto nel pagliaio, sicuramente frutto di una buona educazione genitoriale, riesce a riservarti tutte quelle piccole carinerie che noi donne non chiediamo apertamente ma ci farebbe tanto piacere ricevere.
Forse incosciamente ci ricorda un po’ Milord di Sailor Moon, cosí galante e protettivo, aaaah…
A prescindere da come andrá la storia tra voi, aiuta a recuperare la fiducia persa nel genere maschile.

2) QUELLO FIDANZATO
Iniziamo con le sbandate.
Qui è doverosa una precisazione, perchè ne esistono due sottotipi.
A- Quello che apertamente dice che della propria ragazza non gliene frega un tubo e quindi butta la rete a destra e a manca.
(Apprezzabile per lo meno la sinceritá.)
B- Quello che “sono innamoratissimo della mia ragazza, abbiamo un rapporto speciale, aperto e ci fidiamo l’uno dell’altro” peró, nel mentre, non sa piú con che essere vivente sul pianeta fare il viscido, salvo poi dire “hai frainteso, io amo la mia ragazza”.
Bene, da entrambi non ci ricaverete niente perchè nel primo caso, il pischello tornerá a caccia, non appena avrá ottenuto da voi quello che cercava. Nel secondo caso siete solo un diversivo dalla “monotona e lunghissima storia ” che sta vivendo con l’amore della sua vita.
Per questo motivo, oltre che per la cosidetta solidarietá femminile, vi suggerisco la mia regola infrangibile: i ragazzi fidanzati non si guardano!

3)L’INSICURO
Fa una cosa e cerca conferma, ne fa un’altra e ti chiede se cosí va bene.
Dove andiamo?
Non si pronuncia.
Cosa facciamo?
“Decidi tu, per me va bene tutto”.
Non so, vuoi anche che ordino per te cosa devi mangiare?
Ma ogni tanto, una roba tipo che per una volta organizzi tutto tu ed io devo solo infilarmi le scarpe, quelle belle col tacco, e godermi la serata no?
Eddai, ogni tanto prendetela una decisione!

4) IL CORTEGGIATO
Lui ti fa solo capire che gli interessi(in modo neanche cosí chiaro), dopo di che si porrá a mo’ di trofeo alla sagra della salsiccia e tu dovrai conquistarlo.
Quindi preparati, non ci saranno messaggi, frasi carine, gesti atti a farti sentire speciale.
No. Niente di niente, perchè nella relazione tu conti meno del suo specchio gigante. Questo esemplare di uomo con la vagina, generalmente possiede un ego spropositato e penserá che tu debba ritenerti addirittura privilegiata di poterti mostrare in giro con lui.
Ovviamente non aspettatevi nemmeno un caffè offerto da codesto esemplare di Johnny Bravo.

5) IL TIMIDO
Il timido è una moneta a due facce, puó andarti bene o puó andarti male.
Perchè, se ti va bene, la timidezza è solo una patina che nasconde una persona estremamente interessante.
Stile pacco regalo, devi pazientare per poi goderti il contenuto.
Inizialmente potrá sembrare impacciato, tentennante e pure tenero.
Ma, una volta presa confidenza, il timido(non piú timido) si rivela intelligente, educato, spiritoso e addirittura audace.
E sí, qui è il caso di dire, l’apparenza a volte inganna.
Sfortunatamente l’altro timido, non solo rimane timido, ma vi fará proprio cadere le palle per terra, perchè ahime dovrete fare tutto voi, compreso parlare al posto suo.
Se vi piace proprio tanto quindi, preparatevi a delle lunghissime conversazioni… con voi stesse.

6) QUELLO CHE CI PROVA SU INTERNET
Qui è abbastanza semplice.
A-cerca palesemente sesso.
B-cerca sesso, ma te la spaccia come una folgorazione improvvisa, zelante di conoscere te, che “sei diversa da quelle che ho conosciuto finora”.
C-scatta un’intesa fantastica in chat, allora decidete di vedervi e… scopri che è il cugino bruttissimo di quello nelle foto.
D- come sopra ma con il lieto fine (7% dei casi, secondo accurate stime inventate da me)

7)QUELLO PERFETTO MA…
Dopo tanti casi umani, finalmente ve ne passa tra le mani uno normale.
Carino, simpatico, intelligente, apprezza le vostre battute (capisce le mie battute?!)
Sembra uno a posto, davvero a posto, come non lo vedavate dalla seconda asilo.
Ma…
Ma?
Eh, ma…
” non è scattata la scintilla.”
Ma, “non lo so, mi ricordi mio padre.”
Ma, “hai gli occhi di un verde spento che mi rattrista.”
Ma ” qualcosa mi dice che non sei tu quello che cerco”.
Sì è un triste destino e noi donne a volte non ci meritiamo niente, lo so.
Io parlo a te,
caro “ragazzo perfetto ma…”,
ti chiedo di perdonarci.
E posso immaginare cosa vorresti dirci di fare con tutti quei MA.
Ti comprendo, e ti auguro il meglio. Addio.

Va be, dai, ora passiamo oltre.

8)IL MARTELLO PNEUMATICO
Tutte lo abbiamo avuto almeno uno cosí.
Lui è quello che non si arrende.
È quello che non conosce la parola “no”, non sa cosa sono i rifiuti, oppure lo sa, ma gli piacete talmente tanto che continua a starvi dietro.
Quindi giú di fiori, cornetti caldi la mattina, lettere smielate, complimenti e tutto ció che è degno di chiamarsi Corteggiamento, con la maiuscola.
E sai una cosa, Martello Pneumatico, io ti stimo.
Grazie di esistere.
Grazie per averci trattate come principesse.
Grazie per averci fatto sentire come se ce l’ avessimo solo noi.
È una bella sensazione, una ventata di autostima… peró, dopo la 32esima volta che declino il tuo invito, fammi un favore, per amor tuo, ti prego… mollami.
E se poi, inaspettatamente, dovessi farcela, ti faccio i miei piú sinceri complimenti.

9)QUELLO CHE NON CI PROVA
Lui è quello che potrebbe provarci in ogni modo, tipo in Autogrill con l’insalatina incastrata tra l’incisivo e il canino destro.
È quello che spii di sottecchi da una vita e conosci tutti i suoi movimenti.
Sai i posti che frequenta e sei riuscita pure ad amicarti qualcuno dei suoi amici, perchè “chissá possono tornare utili”.
Sfoderi i tuoi migliori occhi da cerbiatta, che se sbatti ancora un po’ le ciglia, cadono per terra.
Siete giá sposati, avete 3 figli, un gatto (o un cane, puó scegliere lui) e una villa con giardino in un futuro poco lontano.
Lui peró è ignaro di tutto.
E non accenna a provarci.
Zero.
Caro, lo sai vero che se non mi chiedi di uscire non potremo mai arrivare all’altare?!
Per lui voi siete lo sfondo trasparente sul quale scorrono le diapositive della sua vita.
Siete l’albero della scenografia, quando alle superiori facevate le recite teatrali.
Siete la colonna sonora di Beethoven in sottofondo, nel bel mezzo di una gara di rutti con i suoi amici…
Va be, credo possa bastare, il senso è arrivato credo.
Insomma rimarrá il padre dei vostri futuri figli inesistenti, di cui sapete giá due nomi su tre, e non lo saprá mai.

10)QUELLO CHE TI PIACE E CI PROVA
Ti piace, gli piaci, ci prova (pure bene), ci stai.
Semplice, lineare, naturale!
Per le piú ciniche questo chiaramente non esiste, ma io dico di essere fiduciose, perchè da qualche parte, c’è un numero 10 per tutte.

Ho dolore alle mani quindi mi fermo qui, anche se ce ne sarebbero tanti altri in repertorio.
Poi sicuro sti geni inventeranno nuovi modi per provarci, quindi è uno scritto destinato ad essere infinito… io mi defilo.

Fonti:
-cavie che ho avuto modo di testare personalmente me medesima in prima persona
– incredibili e strabilianti testimonianze delle amiche di sempre.

Vi auguro un buon rimorchio!

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