PENNICHELLE ESTIVE

Dopo pranzo mi sono appisolata una mezz’oretta.
Mi sono sdraiata sul letto, in camera di mio fratello e ho lasciato porta e finestra aperte, in modo da creare una corrente d’ aria piacevole che mi desse tregua dal caldo, almeno un poco.
Ho chiuso gli occhi e qualche secondo prima di addormentarmi, un soffio di aria più intenso ha smosso le foglie degli alberi fuori, il suono ha sfiorato le orecchie e il fresco ha toccato il mio corpo.
Per un attimo ho avuto l’impressione di ritrovarmi nella mia vecchia casa al mare, con lo stesso rumore delle piante sopra la mia testa.
Con la stessa brezza in un caldo fermo.
Sarà stato una decina di anni fa ormai.
Avevamo un angolo di giardino con l’erba verdissima.
Mi stendevo sotto l’albicocco che faceva un’ombra freschissima e aspettavo che fosse ora di andare in spiaggia, perchè i miei genitori non volevano si andasse nelle ore più calde.
Di quel periodo al mare mi ricordo tante cose, ma tutte molto frastagliate, pezzettini di puzzle versati a casaccio nella mia mente.
Mi ricordo, per esempio, un vestito lungo arancione con i bordi gialli, che indossava spesso mia madre.
Per me quel vestito si è sempre chiamato Estate.
Mi ricordo l’insalata di pomodori fatta da papà piena zeppa di basilico, perché “al mare non si cucina che fa troppo caldo.”
Mi ricordo i miei fratelli color cioccolato con i capelli biondi biondi di sole… le persone addirittura ci chiedevano se li avessimo adottati, perchè sembravano dei piccoli tedeschi.
Mi ricordo i capelli bagnati, sempre.
Le corse in bicicletta per il villaggio, con altri ragazzetti della mia età.
Il senso di libertà, senza fare niente di che.
Gli orari più flessibili, la tranquillità.
La noia, a volte.
Persino l’aria era più calma, era in vacanza.
Mi ricordo i giorni di pioggia estivi, in casa… il mondo quasi si fermava.
Duravano incredibilmente poco quei temporali, come se anche il cielo si vergognasse di interrompere un po’ di vita.
Ricordo le crepes alla Nutella a mezzanotte da “Cecé” , la sala giochi con il Bubble Bobble e le discoteche sui lidi per i piú grandi.
I faló di San Lorenzo, i primi batticuore e le stelle cadenti.
Quanti desideri incoscienti.
Mi ricordo, la spiaggia alle sei e mezza di sera.
Cavolo, quella me la ricordo bene.
Il silenzio.
La sabbia sulla riva smossa dall’intera giornata di palette e rastrelli.
Le ultime persone che se ne vanno.
La temperatura perfetta, come se fuori fosse solo un prolungamento di dentro.
Gli aloni di sale sulla pelle abbronzata.
L’ultimo bagno prima di tornare a casa e l’asciugamano messo a mantello, fin sopra la testa… perchè il sole sta andando via.
Quando penso al mare, io penso al mare a quest’ora.
Al tramonto.
Perchè ancora oggi, a distanza di tempo, niente, ma proprio niente, mi dà la stessa sensazione di tutt’uno col mondo, di pace e di appartenenza… come il mare che si addormenta.

Poi, mi hanno svegliata le grida dei bambini nel giardino di fronte, mi sono alzata e ho preparato il caffè.

-MarieFfe-

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(Il mare è quello originale, foto di Marilena Pugliese )