ISOLE

Quando la mia testa mi minaccia,
l’unica è fingersi morti.
Aspetto.
Questo caos se ne andrà ed io riprenderó a pulsare.
I sentimenti sono cose strane e sebbene sia dalle elementari che continui a provarci, ancora non li ho imparati.
Mi piacciono le persone che sanno stare in silenzio, anche se spesso poi non so
reggere lo sguardo, divento un’ isola e non si arriva nè per bocca nè per occhi.
Quindi, a volte, vorrei pure avvicinarmi a qualche costa ma finisce sempre che mi vedo troppo distante o che l’Oceano mi piace troppo, o che gli altri delle isole non si fidano.
Peró, in fondo, va bene anche a me.
Sono nata in Primavera, ed ogni anno, quando arriva, mi sento un po’ meglio.
Il mese di Aprile mi ricorda una panchina in un giardino.
Mi ricorda che su una panchina si puó girare il mondo se ti dimentichi del resto intorno.
Io ci ho provato.
Poi sono scesa e un po’ del “resto intorno” l’ho perso per sempre.
Quando qualcuno si allontana spesso penso “peggio per lui”.
Solo che poi finisco per chiedermi se non sia io il peggio.
Non so piú che dire per tergiversare.
Credo mi manchi.
È da quando manchi che non riesco a riempirmi di niente.
Un paradosso, vero?
Le persone si sbarazzano di cose continuamente, per far spazio e metterci altre cose.
Invece io ho un sacco di spazio e non ci voglio piú mettere niente.
Non so quando ho iniziato a permettere che mi mancassi, ma non ho fatto molto per impedire che accadesse.
Questo è quanto.
Non so come succede.
Non so molto a dire il vero, di te.
Della tua isola.
Ché non hai mai riempito niente, quindi ora, esattamente, di che vuoto stiamo parlando?

-MaríeFfe-

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SENZA TITOLO

​Quando mi capita di passare in macchina dalla via di casa tua, rallento.

Credo di farlo inconsciamente, senza pensarci troppo.

Ho sempre la sensazione che ti vedró sbucare da una traversa, mentre, come tuo solito, passi una mano tra i capelli.

Magari stai tornando dagli allenamenti o sei appena uscito con qualcuno.

Non ti ho mai visto peró.

Forse la tua pelle lo sente che sono nei paraggi e cerca di evitarmi.

A volte penso che potrei accostare e citofonare.

Saprei cosa dire.

Ciao, niente, passavo di qua, mi chiedevo come stai vivendo.

Cosa stai facendo. Come riempi i vuoti.

Ti sei piú innamorato poi?

Io no.

Non sono piú riuscita.

Ho il cuore che è diventato un bastoncino findus, uno sterile surgelato, non si scalda nemmeno in microonde.

Non so chi devo ascoltare… “gli opposti si attraggono” o “il simile cerca il simile”?

Perchè vedo solo anime che con me non c’entrano niente e allora un po’ mi manchi.

Non so se manchi davvero tu, ma di certo mi manca com’ero io.

Noi cos’eravamo di preciso?

Cerchi mai i miei gesti negli altri, magari qualcuno che conosci alza gli occhi al cielo proprio come facevo io?

E i tuoi progetti a che punto sono?

Io ho sempre tifato per te. 

Tifo per te.

Ho una tua foto sul cellulare nell’album  “da cancellare” della galleria.

Non la apro mai, non la guardo mai, non ci penso mai… ma so che è lí.

Prima o poi lo faccio.

Ti cancello, me lo prometto.

Comunque di solito non mi fermo. Tiro dritto in apnea e ricomincio a respirare solo quando la tua via è finita.

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LA NOSTRA X

​Come puó essere crudele il senso piú geometrico di “parallelo”?

Mi stai accanto da una vita e sempre alla stessa distanza. 

Li ho percepiti tutti gli attimi in cui abbiamo rischiato di scontrarci. Ogni volta mi si è fermato il cuore ed è stato come quell’attimo in cui tutto puó cambiare, come il Butterfly Effect che ribalta i giochi in tavola. Alla fine ogni volta finivamo  per raddrizzarci, dopo aver raccolto i pezzi ammaccati che ci eravamo distrutti.

Ma poi di che materiale siamo fatti che non riusciamo a respingerci fino in fondo e nello stesso tempo non possiamo toccarci?  Me lo chiedo, ogni tanto.

E che cos’è il tempismo? 

Sembrano averlo tutti. Dai personaggi svampiti dei film su canale cinque alle coppie che raccontano come si sono conosciute la prima volta. E sono assurdi i modi in cui si incontrano, con una casualitá che spacca il nanosecondo, con un aiuto che deve per forza arrivare da un Dio buono, se esiste.

Ma noi no. 

Noi non avremo mai il ritmo giusto, il posto giusto e l’occasione al volo. Noi non aspetteremo mai nella stessa fila al banco del pane nel supermercato. Non mi cadrá niente dalle tasche e non mi raccoglierai niente. Non cambierai mai strada per sbaglio, ritrovandoti sulla mia, che magari sto percorrendo anch’io per sbaglio dopo essermi persa. Non formeremo mai una stramaledetta X con le nostre esistenze.

Noi continueremo a rischiare di scontrarci nel momento sbagliato e nel luogo sbagliato. Ci sará quell’attimo di illusione sospesa e poi torneremo paralleli.

(MaríeFfe)

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