RUFFIANA CON FUSA

Mi piacerebbe dirti che
mi stai piacendo poco a poco.
Come un nuovo gioco,
come un uovo strappazzato
fritto con bacon croccante
passato in rovente padella.
Come in pagella
con tutto otto
e nove in condotta
o la marmotta della Milka
che fa il cioccolato
nella mia soffitta
apposta per me.
Come De Andrè.
Va be, non esageriamo.
Ma come Battisti e le sue Emozioni.
Come le canzoni che ascolterei
se ti pensassi.
Ma non ti penso.
Non ti montare.
Potrei dirti che mi fai sconcentrare
se inizio a vagare con la testa
sulle tue mani sulle mie mani.
Come una lunga dormita
senza sveglia puntata,
o una puntata di una serie
appena uscita e già scaricata.
Come una festa a cui non volevo andare,
poi sono andata
e mi è piaciuta.
Come la H muta,
davanti ad hamburger.
Come l’hamburger stesso
che mangerei con te
adesso,
tanto la fame vien mangiando
o parlando o ridendo o baciando.

Potrei dire questo,
ma son di sasso, non mi sciolgo.
Se fossi un’altra (una senza carapace),
che mi piaci te l’avrei già detto,
in modo diretto e audace.
Potrei provare, certo,
ma se lo dicessi ora
guarderei solo le stringhe
sulle scarpe,
lo farei color mela rossa, ciliegia
o addirittura lampone.

Ma comunque sarebbe magia,
un’illusione,
anzi proprio utopia.
Perchè mica è vero che mi piaci,
non ti gonfiare.
Stavo scherzando,
e da vera forzuta,
son tutta d’un pezzo,
impassibilmente muta.

-MaríeFfe-

(Disegno-se cosí è definibile- di mia produzione, ispirato da un poco evidente, e per niente condizionante, attacco di fame.)

Pagina facebook: https://www.facebook.com/MarieFfeQ/

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I GRANDI RITORNI

Contrariamente ad ogni piú sfiduciosa aspettativa, ieri sono tornata in palesta.
Solo che l’entusiasmo che avevo in macchina -pompato dalle migliori hit di Gigi Dag ai tempi d’oro, caricanti la voglia di sbarazzarmi dei trigliceridi in eccesso- si è spento non appena, arrivata a destinazione, mi sono accorta che la densità di popolazione ginnica si era quadruplicata rispetto a fine Novembre.
Eccerto Fede, che scema che sei, ovvio che mo in palestra ci sono tutti quelli dei buoni propositi e si sa che il terzo buon proposito dell’anno nuovo, dopo diventare abbonati Valsoia e mangiare meno Pan Di Stelle, è andare in palestra.
Quindi va be, me ne faccio una ragione e mi piazzo con arroganza sull’attrezzo del demonio per eccellenza, altrimenti detto cyclette, per i miei 20 minuti di riscaldamento, mentre la mia coscienza elargisce pacche sulle spalle come frustate a suon di “pedala, pedala che siamo solo alla prima fetta di pandoro!”
Con le mie cuffiette sparate al massimo su ” Di sereeee neereeee” di Tizi(amore della mia vita in un universo in cui le nostre sessualità combaciano), tamburello le dita sul manubrio illudendomi di poter vanificare un po’ la fatica e intanto mi guardo intorno, perchè alla fine stare in palestra è un po’ come essere in gita all’acquario di Genova durante una fuga di pesci palla, ma con una miriade di altri esemplari interessanti da osservare.
Mi faccio sempre mille domande mentre son lí, tra un addominale e una trazione.
Per esempio, ma perchè vi allenate col cappellino da sole, quello con la visiera?
Non capisco.
Avete paura che per lo sforzo vi schizzi il cervello fuori dal cranio?
Non credo ci sia pericolo perchè affinche ció avvenga in partenza un cervello bisogna averlo e a giudicare dalle smorfie e dalle movenze di alcuni soggetti davanti allo specchio dentro quelle tutine da Borat sfoggia capezzoli, la premessa di base mi pare venga a mancare.
Poi in palestra mi ricordo sempre di essere l’unico esemplare sopravvissuto di sesso femminile con le ghiandole sudoripare ancora intatte.
Infatti le ragazze in palestra, dopo 50 minuti di corsa sul tapis roulant sono come la migliore formula dei pannolini pampers baby dry, asciutte e pulite.
Io faccio sette minuti di camminata veloce a livello 6 (si lo so, non infierite) e per tornare negli spogliatoi devo prendere il traghetto, servizio gratuito incluso nell’abbonamento.

Vabbe non tutto è spiacevole in palestra alla fine, devo essere sincera.
Almeno ci sono i ragazzi carini da guardare cosí mi distraggo e non passo l’allenamento ad invidiare gli addominali in acciaio inox delle super figone.
Peccato che il mio outfit da palestra sia antirimorchio brevettato.
Diciamo che è molto simile a quello della Domenica.
Quando decido di stare a casa tutto il giorno.
In pigiama, a svaccare con le repliche di C’è posta per te sul divano.
E quindi niente, posso solo sospirare a ritmo di sollevamento pesi.
Ah, mi stavo dimenticando.
Un appunto è da fare a voi.
Voi che avete un invidiato scolpito fisico da ventenni.
Poi sali sali sali, sali.
Sali ancora e c’ è un escursione di età tra faccia-corpo di almeno 50 anni.
E allora io mi chiedo con la piú sincera incomprensione, ma chi ve lo fa fare?
Ma prendete un biglietto per le Hawaii, santoddio.
Andate a vedere le piramidi in Egitto, fate una passeggiata romantica nella Forsesta Nera, mangiatevi una fetta di Sacher a Vienna o fate un po’ di foto a San Pietroburgo.
Ma che ci fate chiusi qui dentro?
Andate e godetevi la pensione(certo, per quelli che ce l’hanno), spargetela in giro per il mondo, che a camminare per le piazze ci si mantiene in forma lo stesso e meglio!
Io se non dovessi sconfiggere la forza di gravità su cosce e glutei prima dei 30 anni, col cavolo che facevo gli squat!
E col cavolo che dopo le feste per un mese la sera insalatina.
Campavo di carbonara e crepes alla nutella.
Poi oh, magari questo è il mio penultimo giorno di vita e voi campate fino a 119 anni eh.
In tal caso allora tanti auguri e mangiate una fetta di torta pure per me mi raccomando!
Pero io la vedo cosi e infatti saró un pessimo medico.
Già mi immagino.
“Bene signora Agnese, ha il colesterolo a 300. Non si preoccupi i grassi lubrificano le arterie, anzi ecco qui. Tenga un’ altra zolletta di zucchero e siamo a posto. Stia serena!”

Per ultimo volevo rassicurare gli abituè della palestra, poveri ciccini che ora si trovano piú spaesati di Pollicino nel bosco, rimasto senza briciole.
Entro settimana prossima vi assicuro che la sala pesi si sarà risvuotata e tornerà tutta per voi!
Alla fine a tutti i creatori di liste di propositi buoni, serve solo una foto mentre “work hard” da sfoggiare su blog e vari profili social.
Direi che il tempo di una foto è ampiamente contenuto in una settimana.
A tal proposito non posso sottrarmi anche io dal rituale e vi allego un mio ritratto durante il duro lavoro.
Qui nello specifico mi alleno per la prossima Stramilano, la famigerata corsa di gruppo in cui una serie di pazzi della Lombardia corre senza una meta ben precisa intorno al Duomo, stile MaraTonda di Alice nel Paese delle Meraviglie.
Bene, ora torno a fare merenda, anzi ne incomincio una nuova tanto fino a Venerdí vado in palestra.
Bacibaci.

P.s. ovviamente stavo scherzando, mica posso essere io quella nel disegno, mi pare scontato che non parteciperei mai a qualcosa dove si corre gratis!

-MaríeFfe-

(Ringrazio per il disegno Eleonora Simeoni illustrazioni )

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GUIDA PER ASOCIALI (parte 1)

Se vi trovate in stazione e incontrate una ragazza sulla ventina, snella, abbastanza alta, capelli e occhi castani… non salutatela.
Se sta salendo sul treno, non salutatela.
Se il treno lo sta aspettando, non salutatela.
E soprattutto se la trovate giá seduta sul treno, non salutatela.
Vale sempre, ma la mattina ancora di piú.

So che è una descrizione molto generale ma quella ragazza potrei essere io e quando mi salutate:
– se la giornata è iniziata bene me l’avete appena rovinata.
-se la giornata è una brutta giornata ora sará una giornata peggiore.
In realtá il saluto va bene, ma appena accennato col capo o se proprio dovete parlare dite al massimo due parole (e con due intendo letteralmente, quindi è ammesso, ad esempio, “buona giornata”)

Vi giuro che fuori dal treno sono una persona pseudonormale e so essere perfino simpatica, ma finchè sono sul treno quello è il mio bozzolo ed io sono un bruco.
Avete mai visto un bruco parlare?
Appunto.
Poi fuori dal treno mi trasformeró in una meravigliosa farfalla parlante e allora si puó procedere con la comunicazione.

Essendo un argomento che mi sta particolarmente a cuore, mi sono presa la briga di stilare una lista delle cose che si possono/ non si possono fare in treno.

Puoi:
-ascoltare la musica
-guardare fuori dal finestrino
-leggere
-studiare
-dormire
-messaggiare
-memorizzare l’architettura della carrozza
-osservare la gente, che è come guardare la tv (magari evitate di fissare insistentemente un unico soggetto, che il confine tra spettatore televisivo e maniaco seriale è labile)
-fare assolutamente niente, ma in silenzio

Non puoi:
-cantare(vi assicuro non è cosí scontato)
-fischiare(vedi sopra)
-avere una riunione importante al telefono con il primo ministro del Congo, rendendo tutti partecipi dei tuoi successi
-in generale parlare al telefono per piú di 30 secondi, ovvero il tempo sufficiente per dire “scusa non posso parlare, sono in treno” (se mandate un messaggio è comunque meglio)
-ascoltare la musica, con le casse.
-ascoltare la musica con gli auricolari, ma a volumi che non esistono nelle scale dei Decibel umani (ma come fate?)
-attaccare bottone con gente che non conosci
-attaccare bottone con gente che ti sembra di conoscere
-attaccare bottone con gente che sicuramente conosci, perchè c’è una buona probabilitá che lui/lei in quel momento non vorrebbe conoscerti
-conversare con persone che sono d’accordo nel dialogare con te (e giá qui mi pare fantascienza) ma sopra un volume che va oltre la modalitá “sussurro”.

Vorrei precisare che non è una questione personale.
A prescindere che nella vita tu mi vada a genio o no, se mi parli in treno passi immediatamente nella categoria “antipatico”, almeno per l’intera durata del viaggio.
Nota di approfondimento: in un rapporto da 200 punti(su una scala di 200), level AMICIZIA PRO, si puó stare in silenzio e ascoltare la propria musica senza sentirsi in colpa o in imbarazzo.

Ragazzi vi prego, non è difficile.
C’ è un mondo colorato fuori dal treno per comunicare e fare public relations.
Lí potete trovare tutti gli amici di cui avete bisogno, potete essere affabili e liberare il Panariello che c’è in voi.
Il treno preserviamolo come luogo di meditazione e silenzio, rendiamolo un pre-mondo in cui non sappiamo ancora parlare, prima di calarci nella vita reale.
Ma perchè nessuno ha ancora pensato di fare delle carrozze singole, monopasseggero, tipo “bruco mela” alle giostre.
Perchè?

Lo so che per i piú gioiosi di voi tutto questo non avrá senso.
So che trovate assurda la possibilitá di svegliarsi, almeno all’inizio, senza voglia di vivere.
Ma è cosí, fidatevi.
So che voi mutanti vi svegliate giá felici, energici, con la voglia di trascinare gli altri nelle avventure della giornata e vogliosi di raccontare i vostri sogni a chiunque.
Lo so che non siete cattivi, non lo fate apposta.
Voi siete cosí.
Lo so, perchè a questa categoria appartiene mio padre, che appena sveglio pare sotto acidi; tu vuoi solo capire come sopravvivere fuori dal piumone e lui parla giá da venti minuti.

Ma vi assicuro: esiste un mondo di persone che la mattina vorrebbe cavarsi i timpani piuttosto che ascoltare qualsiasi genere di suoni, a meno che non siano inclusi nel nuovo album scaricato illegalmente.
Cerchiamo di venirci incontro: voi non parlate e noi in cambio vi ascoltiamo mentre state zitti.

Scusate se ho tirato sto mega pippone su noi disagiati, ma era necessario farlo.
È davvero un tema commovente per me, come i cuccioli di foca per Greenpeace.
Quindi salviamo i cuccioli di foca.
Noi siamo i cuccioli di foca.
Dei piccoli e teneri cuccioli di foca sonnecchianti, silenziosi e spaesati.
Vogliamo solo essere lasciati in pace.

Dona ora.
Dona il tuo silenzio.

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CE N’È UNO PER TUTTE

Per la rubrica, “e scrivila qualcosa di meno pesante ogni tanto”, oggi voglio trattare un argomento piú leggero e meno poetico del solito.
Vi presento la mia personale lista de “i ragazzi che ci provano”, ossia gli esemplari che ci hanno provato/ci provano/ci proveranno con noi fanciulle fortunate nel corso della vita.
Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale (se…)

Ma iniziamo.

1) IL CAVALIERE
Partiamo da qualcosa di buono, perchè altrimenti inizio col deprimere le folle femminili.
Fortunatamente esiste.
Passa a prenderti sotto casa, ti apre la portiera, sposta la sedia per farti sedere (non cadere, sedere!).
Questo aghetto nel pagliaio, sicuramente frutto di una buona educazione genitoriale, riesce a riservarti tutte quelle piccole carinerie che noi donne non chiediamo apertamente ma ci farebbe tanto piacere ricevere.
Forse incosciamente ci ricorda un po’ Milord di Sailor Moon, cosí galante e protettivo, aaaah…
A prescindere da come andrá la storia tra voi, aiuta a recuperare la fiducia persa nel genere maschile.

2) QUELLO FIDANZATO
Iniziamo con le sbandate.
Qui è doverosa una precisazione, perchè ne esistono due sottotipi.
A- Quello che apertamente dice che della propria ragazza non gliene frega un tubo e quindi butta la rete a destra e a manca.
(Apprezzabile per lo meno la sinceritá.)
B- Quello che “sono innamoratissimo della mia ragazza, abbiamo un rapporto speciale, aperto e ci fidiamo l’uno dell’altro” peró, nel mentre, non sa piú con che essere vivente sul pianeta fare il viscido, salvo poi dire “hai frainteso, io amo la mia ragazza”.
Bene, da entrambi non ci ricaverete niente perchè nel primo caso, il pischello tornerá a caccia, non appena avrá ottenuto da voi quello che cercava. Nel secondo caso siete solo un diversivo dalla “monotona e lunghissima storia ” che sta vivendo con l’amore della sua vita.
Per questo motivo, oltre che per la cosidetta solidarietá femminile, vi suggerisco la mia regola infrangibile: i ragazzi fidanzati non si guardano!

3)L’INSICURO
Fa una cosa e cerca conferma, ne fa un’altra e ti chiede se cosí va bene.
Dove andiamo?
Non si pronuncia.
Cosa facciamo?
“Decidi tu, per me va bene tutto”.
Non so, vuoi anche che ordino per te cosa devi mangiare?
Ma ogni tanto, una roba tipo che per una volta organizzi tutto tu ed io devo solo infilarmi le scarpe, quelle belle col tacco, e godermi la serata no?
Eddai, ogni tanto prendetela una decisione!

4) IL CORTEGGIATO
Lui ti fa solo capire che gli interessi(in modo neanche cosí chiaro), dopo di che si porrá a mo’ di trofeo alla sagra della salsiccia e tu dovrai conquistarlo.
Quindi preparati, non ci saranno messaggi, frasi carine, gesti atti a farti sentire speciale.
No. Niente di niente, perchè nella relazione tu conti meno del suo specchio gigante. Questo esemplare di uomo con la vagina, generalmente possiede un ego spropositato e penserá che tu debba ritenerti addirittura privilegiata di poterti mostrare in giro con lui.
Ovviamente non aspettatevi nemmeno un caffè offerto da codesto esemplare di Johnny Bravo.

5) IL TIMIDO
Il timido è una moneta a due facce, puó andarti bene o puó andarti male.
Perchè, se ti va bene, la timidezza è solo una patina che nasconde una persona estremamente interessante.
Stile pacco regalo, devi pazientare per poi goderti il contenuto.
Inizialmente potrá sembrare impacciato, tentennante e pure tenero.
Ma, una volta presa confidenza, il timido(non piú timido) si rivela intelligente, educato, spiritoso e addirittura audace.
E sí, qui è il caso di dire, l’apparenza a volte inganna.
Sfortunatamente l’altro timido, non solo rimane timido, ma vi fará proprio cadere le palle per terra, perchè ahime dovrete fare tutto voi, compreso parlare al posto suo.
Se vi piace proprio tanto quindi, preparatevi a delle lunghissime conversazioni… con voi stesse.

6) QUELLO CHE CI PROVA SU INTERNET
Qui è abbastanza semplice.
A-cerca palesemente sesso.
B-cerca sesso, ma te la spaccia come una folgorazione improvvisa, zelante di conoscere te, che “sei diversa da quelle che ho conosciuto finora”.
C-scatta un’intesa fantastica in chat, allora decidete di vedervi e… scopri che è il cugino bruttissimo di quello nelle foto.
D- come sopra ma con il lieto fine (7% dei casi, secondo accurate stime inventate da me)

7)QUELLO PERFETTO MA…
Dopo tanti casi umani, finalmente ve ne passa tra le mani uno normale.
Carino, simpatico, intelligente, apprezza le vostre battute (capisce le mie battute?!)
Sembra uno a posto, davvero a posto, come non lo vedavate dalla seconda asilo.
Ma…
Ma?
Eh, ma…
” non è scattata la scintilla.”
Ma, “non lo so, mi ricordi mio padre.”
Ma, “hai gli occhi di un verde spento che mi rattrista.”
Ma ” qualcosa mi dice che non sei tu quello che cerco”.
Sì è un triste destino e noi donne a volte non ci meritiamo niente, lo so.
Io parlo a te,
caro “ragazzo perfetto ma…”,
ti chiedo di perdonarci.
E posso immaginare cosa vorresti dirci di fare con tutti quei MA.
Ti comprendo, e ti auguro il meglio. Addio.

Va be, dai, ora passiamo oltre.

8)IL MARTELLO PNEUMATICO
Tutte lo abbiamo avuto almeno uno cosí.
Lui è quello che non si arrende.
È quello che non conosce la parola “no”, non sa cosa sono i rifiuti, oppure lo sa, ma gli piacete talmente tanto che continua a starvi dietro.
Quindi giú di fiori, cornetti caldi la mattina, lettere smielate, complimenti e tutto ció che è degno di chiamarsi Corteggiamento, con la maiuscola.
E sai una cosa, Martello Pneumatico, io ti stimo.
Grazie di esistere.
Grazie per averci trattate come principesse.
Grazie per averci fatto sentire come se ce l’ avessimo solo noi.
È una bella sensazione, una ventata di autostima… peró, dopo la 32esima volta che declino il tuo invito, fammi un favore, per amor tuo, ti prego… mollami.
E se poi, inaspettatamente, dovessi farcela, ti faccio i miei piú sinceri complimenti.

9)QUELLO CHE NON CI PROVA
Lui è quello che potrebbe provarci in ogni modo, tipo in Autogrill con l’insalatina incastrata tra l’incisivo e il canino destro.
È quello che spii di sottecchi da una vita e conosci tutti i suoi movimenti.
Sai i posti che frequenta e sei riuscita pure ad amicarti qualcuno dei suoi amici, perchè “chissá possono tornare utili”.
Sfoderi i tuoi migliori occhi da cerbiatta, che se sbatti ancora un po’ le ciglia, cadono per terra.
Siete giá sposati, avete 3 figli, un gatto (o un cane, puó scegliere lui) e una villa con giardino in un futuro poco lontano.
Lui peró è ignaro di tutto.
E non accenna a provarci.
Zero.
Caro, lo sai vero che se non mi chiedi di uscire non potremo mai arrivare all’altare?!
Per lui voi siete lo sfondo trasparente sul quale scorrono le diapositive della sua vita.
Siete l’albero della scenografia, quando alle superiori facevate le recite teatrali.
Siete la colonna sonora di Beethoven in sottofondo, nel bel mezzo di una gara di rutti con i suoi amici…
Va be, credo possa bastare, il senso è arrivato credo.
Insomma rimarrá il padre dei vostri futuri figli inesistenti, di cui sapete giá due nomi su tre, e non lo saprá mai.

10)QUELLO CHE TI PIACE E CI PROVA
Ti piace, gli piaci, ci prova (pure bene), ci stai.
Semplice, lineare, naturale!
Per le piú ciniche questo chiaramente non esiste, ma io dico di essere fiduciose, perchè da qualche parte, c’è un numero 10 per tutte.

Ho dolore alle mani quindi mi fermo qui, anche se ce ne sarebbero tanti altri in repertorio.
Poi sicuro sti geni inventeranno nuovi modi per provarci, quindi è uno scritto destinato ad essere infinito… io mi defilo.

Fonti:
-cavie che ho avuto modo di testare personalmente me medesima in prima persona
– incredibili e strabilianti testimonianze delle amiche di sempre.

Vi auguro un buon rimorchio!

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