IL CONTRATTO

Una volta, quando ero piú piccola, ma in realtà non poi cosí piccola, avevo un fidanzato.
Non è stato l’unico.
Poi ne ho avuti altri, ma lui per un po’ è stato davvero speciale.
Non sono mai stata il tipo che si espone per prima, anzi che si espone in generale, diciamo pure che sono la classica persona che non ci sa fare.
Io sto sulle mie, al massimo se tu ti sbilanci posso farti capire che mi fa piacere il fatto che tu ti sia sbilanciato. Ma forse.
Perchè col tempo mi è venuto il sospetto che io i segnali proprio non li sappia mandare o che, anche quelli che penso di aver lanciato, in realtà rimangano nella mia testa.
Comunque tornando alla storia del fidanzato… con lui non avevo avuto bisogno di particolari segnali, perchè si puó dire che fece tutto lui, o almeno la gran parte.
Ci eravamo conosciuti tramite amici comuni, un classico.
Lui non mi piaceva.
All’inizio dico, prima che fossimo fidanzati.
Cioè forse l’insieme era okey, ma se poi lo scomponevo in tante piccole cose, no.
Proprio non mi piaceva.
E piú lui si esponeva (perchè si esponeva), piú io lo ignoravo.
Peró lui continuava.
Era estremamente carino con me, mi faceva sentire importante, mi faceva ridere, ma ridere un sacco.
E ridere è una delle cose che mi piace di piú al mondo, quindi giocó bene le sue carte.
Fu molto bravo a inserirsi poco a poco nei miei pensieri, in modo spontaneo ma estremamente tenace.
E quindi è successo che ho iniziato a guardarlo da angolazioni un po’ diverse.
Non vi sto a spiegare tutte le piccole cose che intercorsero nel lasso di tempo tra l’ “assolutamente no” e il “non mi sembra vero di averlo trovato…” fatto sta che, per sfinimento o strategia, alla fine diventó il mio ragazzo.
C’ è un luogo nella mia città che mi ricorda i nostri incontri, e si sa che quando un posto prende il nome di una persona, continuerà a chiamarsi cosí per sempre, nonostante quella persona non rappresenti piú niente.
Erano tenere le nostre uscite e man mano si era creata una confidenza tale che potevamo passare le ore a parlare di tutto e del niente, con un cartone di pizza sulle gambe e due bottiglie di birra alla mano.
“Che animale vorresti essere?”
“Qual è il tuo colore preferito?”
“Se potessimo partire ora dove vorresti andare?”
“Mare o montagna ?”
Insomma, lo sapete tutti com’è quando sei spinto dalla curiosità assurda di voler conoscere l’anima di un’ altra persona, fai domande che nell’ istante dopo in cui le hai poste pensi “ma che cavolo ho appena chiesto?!”
Proprio della serie – parlami ancora ti prego, di’ quello che vuoi, ma parlami.
Ricordo che una volta, sempre nel nostro posto, compilammo un contratto vero e proprio, con delle regole concordate tra noi.
Ci discutemmo un sacco per far sì che tutto risultasse perfetto per entrambi.
Non c’ erano obblighi o restrizioni.
Si trattava piuttosto di cose a nostro parere imprescindibili per mantenere soddisfacente e duraturo quel legame.
Come la fiducia reciproca, non offendersi alle battute dell’altro, o poter vedere i propri amici in libertà… insomma cose cosí, che per quanto ripensandoci ora mi venga da sorridere, in realtà sono tutti punti che trovo ancora molto validi e indispensabili.
Inutile dire che il contratto non bastó.
Passó del tempo, parecchio, bellissimo.
Davvero, si puó dire che per molti aspetti sia stata una relazione quasi perfetta, un piccolo idillio inaspettato.
Avevamo trovato un equilibrio calibrato su entrambi e non smettavamo di desiderarci.
In effetti forse è stata, se non la piú equilibrata delle mie relazioni, una delle piú equilibrate.
Nonostante questo, io non arrivai mai ad amarlo, almeno non con il significato che do ora all’amore (che non è detto rimanga lo stesso in futuro.)
Non so se ci sarei mai arrivata, magari sí, ma quel che è certo è che non ci arrivai mentre stavamo insieme.
E credo neanche lui, perchè ad un certo punto finí.
Non finí male.
Non finí bene.
Non ci furono scenate, lettere, spiegazioni di nessun tipo.
Solo finí.
Sfumó tutto nel niente, senza che nessuno dei due provasse a ravvivare quel fuocherello.
Senza chiederci troppi perchè.
Questa persona l’ho rivista qualche tempo fa, allegra e sprizzante come suo solito.
Mi ha fatto piacere vederla e sapere che sta bene.
Era in compagnia di una ragazza e sembravano felici insieme.
In modo diverso da come lo eravamo noi.
Non di piú, non di meno.
Diverso.
Allora ho capito.
Ho capito, perchè non io.
Perchè non potevo essere io.
Non ho ancora capito da parte mia perchè non lui, ma so che non lui.
Per ora, lo so e basta.
Un attimo dopo esserci salutati, ho sperato di poterlo rincontrare​ un giorno, magari insieme alla stessa ragazza.
E ho anche desiderato di poter, sempre quel giorno, stringere la mano di qualcuno che gli faccia pensare “Ora capisco perchè non io”.

Vi ho raccontato questa storia perchè, stamattina, stavo cercando una vecchia poesia, di un autore famoso, che ricordavo di aver conservato in uno dei miei vecchi diari e… tra le pagine di un quaderno fucsia, piegata in quattro, ho trovato la mia copia di contratto.
L’ho ripercorso con gli occhi, in un deja-vu di due ragazzini che credono di aver trovato l’amore, o qualcosa che ci somiglia.
Mi sono emozionata un po’.
Poi l’ho ripiegato velocemente, per non dar modo al passato di bussare troppo forte, e l’ho riposto tra le stesse pagine in cui l’avevo trovato.

La poesia che cercavo, invece, non sono riuscita a scovarla.
Peccato, era bella.
Avevo voglia di rileggerla.
È una poesia che parla d’amore, di invecchiare insieme e di essere felici.

-MaríeFfe-

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CE N’È UNO PER TUTTE

Per la rubrica, “e scrivila qualcosa di meno pesante ogni tanto”, oggi voglio trattare un argomento piú leggero e meno poetico del solito.
Vi presento la mia personale lista de “i ragazzi che ci provano”, ossia gli esemplari che ci hanno provato/ci provano/ci proveranno con noi fanciulle fortunate nel corso della vita.
Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale (se…)

Ma iniziamo.

1) IL CAVALIERE
Partiamo da qualcosa di buono, perchè altrimenti inizio col deprimere le folle femminili.
Fortunatamente esiste.
Passa a prenderti sotto casa, ti apre la portiera, sposta la sedia per farti sedere (non cadere, sedere!).
Questo aghetto nel pagliaio, sicuramente frutto di una buona educazione genitoriale, riesce a riservarti tutte quelle piccole carinerie che noi donne non chiediamo apertamente ma ci farebbe tanto piacere ricevere.
Forse incosciamente ci ricorda un po’ Milord di Sailor Moon, cosí galante e protettivo, aaaah…
A prescindere da come andrá la storia tra voi, aiuta a recuperare la fiducia persa nel genere maschile.

2) QUELLO FIDANZATO
Iniziamo con le sbandate.
Qui è doverosa una precisazione, perchè ne esistono due sottotipi.
A- Quello che apertamente dice che della propria ragazza non gliene frega un tubo e quindi butta la rete a destra e a manca.
(Apprezzabile per lo meno la sinceritá.)
B- Quello che “sono innamoratissimo della mia ragazza, abbiamo un rapporto speciale, aperto e ci fidiamo l’uno dell’altro” peró, nel mentre, non sa piú con che essere vivente sul pianeta fare il viscido, salvo poi dire “hai frainteso, io amo la mia ragazza”.
Bene, da entrambi non ci ricaverete niente perchè nel primo caso, il pischello tornerá a caccia, non appena avrá ottenuto da voi quello che cercava. Nel secondo caso siete solo un diversivo dalla “monotona e lunghissima storia ” che sta vivendo con l’amore della sua vita.
Per questo motivo, oltre che per la cosidetta solidarietá femminile, vi suggerisco la mia regola infrangibile: i ragazzi fidanzati non si guardano!

3)L’INSICURO
Fa una cosa e cerca conferma, ne fa un’altra e ti chiede se cosí va bene.
Dove andiamo?
Non si pronuncia.
Cosa facciamo?
“Decidi tu, per me va bene tutto”.
Non so, vuoi anche che ordino per te cosa devi mangiare?
Ma ogni tanto, una roba tipo che per una volta organizzi tutto tu ed io devo solo infilarmi le scarpe, quelle belle col tacco, e godermi la serata no?
Eddai, ogni tanto prendetela una decisione!

4) IL CORTEGGIATO
Lui ti fa solo capire che gli interessi(in modo neanche cosí chiaro), dopo di che si porrá a mo’ di trofeo alla sagra della salsiccia e tu dovrai conquistarlo.
Quindi preparati, non ci saranno messaggi, frasi carine, gesti atti a farti sentire speciale.
No. Niente di niente, perchè nella relazione tu conti meno del suo specchio gigante. Questo esemplare di uomo con la vagina, generalmente possiede un ego spropositato e penserá che tu debba ritenerti addirittura privilegiata di poterti mostrare in giro con lui.
Ovviamente non aspettatevi nemmeno un caffè offerto da codesto esemplare di Johnny Bravo.

5) IL TIMIDO
Il timido è una moneta a due facce, puó andarti bene o puó andarti male.
Perchè, se ti va bene, la timidezza è solo una patina che nasconde una persona estremamente interessante.
Stile pacco regalo, devi pazientare per poi goderti il contenuto.
Inizialmente potrá sembrare impacciato, tentennante e pure tenero.
Ma, una volta presa confidenza, il timido(non piú timido) si rivela intelligente, educato, spiritoso e addirittura audace.
E sí, qui è il caso di dire, l’apparenza a volte inganna.
Sfortunatamente l’altro timido, non solo rimane timido, ma vi fará proprio cadere le palle per terra, perchè ahime dovrete fare tutto voi, compreso parlare al posto suo.
Se vi piace proprio tanto quindi, preparatevi a delle lunghissime conversazioni… con voi stesse.

6) QUELLO CHE CI PROVA SU INTERNET
Qui è abbastanza semplice.
A-cerca palesemente sesso.
B-cerca sesso, ma te la spaccia come una folgorazione improvvisa, zelante di conoscere te, che “sei diversa da quelle che ho conosciuto finora”.
C-scatta un’intesa fantastica in chat, allora decidete di vedervi e… scopri che è il cugino bruttissimo di quello nelle foto.
D- come sopra ma con il lieto fine (7% dei casi, secondo accurate stime inventate da me)

7)QUELLO PERFETTO MA…
Dopo tanti casi umani, finalmente ve ne passa tra le mani uno normale.
Carino, simpatico, intelligente, apprezza le vostre battute (capisce le mie battute?!)
Sembra uno a posto, davvero a posto, come non lo vedavate dalla seconda asilo.
Ma…
Ma?
Eh, ma…
” non è scattata la scintilla.”
Ma, “non lo so, mi ricordi mio padre.”
Ma, “hai gli occhi di un verde spento che mi rattrista.”
Ma ” qualcosa mi dice che non sei tu quello che cerco”.
Sì è un triste destino e noi donne a volte non ci meritiamo niente, lo so.
Io parlo a te,
caro “ragazzo perfetto ma…”,
ti chiedo di perdonarci.
E posso immaginare cosa vorresti dirci di fare con tutti quei MA.
Ti comprendo, e ti auguro il meglio. Addio.

Va be, dai, ora passiamo oltre.

8)IL MARTELLO PNEUMATICO
Tutte lo abbiamo avuto almeno uno cosí.
Lui è quello che non si arrende.
È quello che non conosce la parola “no”, non sa cosa sono i rifiuti, oppure lo sa, ma gli piacete talmente tanto che continua a starvi dietro.
Quindi giú di fiori, cornetti caldi la mattina, lettere smielate, complimenti e tutto ció che è degno di chiamarsi Corteggiamento, con la maiuscola.
E sai una cosa, Martello Pneumatico, io ti stimo.
Grazie di esistere.
Grazie per averci trattate come principesse.
Grazie per averci fatto sentire come se ce l’ avessimo solo noi.
È una bella sensazione, una ventata di autostima… peró, dopo la 32esima volta che declino il tuo invito, fammi un favore, per amor tuo, ti prego… mollami.
E se poi, inaspettatamente, dovessi farcela, ti faccio i miei piú sinceri complimenti.

9)QUELLO CHE NON CI PROVA
Lui è quello che potrebbe provarci in ogni modo, tipo in Autogrill con l’insalatina incastrata tra l’incisivo e il canino destro.
È quello che spii di sottecchi da una vita e conosci tutti i suoi movimenti.
Sai i posti che frequenta e sei riuscita pure ad amicarti qualcuno dei suoi amici, perchè “chissá possono tornare utili”.
Sfoderi i tuoi migliori occhi da cerbiatta, che se sbatti ancora un po’ le ciglia, cadono per terra.
Siete giá sposati, avete 3 figli, un gatto (o un cane, puó scegliere lui) e una villa con giardino in un futuro poco lontano.
Lui peró è ignaro di tutto.
E non accenna a provarci.
Zero.
Caro, lo sai vero che se non mi chiedi di uscire non potremo mai arrivare all’altare?!
Per lui voi siete lo sfondo trasparente sul quale scorrono le diapositive della sua vita.
Siete l’albero della scenografia, quando alle superiori facevate le recite teatrali.
Siete la colonna sonora di Beethoven in sottofondo, nel bel mezzo di una gara di rutti con i suoi amici…
Va be, credo possa bastare, il senso è arrivato credo.
Insomma rimarrá il padre dei vostri futuri figli inesistenti, di cui sapete giá due nomi su tre, e non lo saprá mai.

10)QUELLO CHE TI PIACE E CI PROVA
Ti piace, gli piaci, ci prova (pure bene), ci stai.
Semplice, lineare, naturale!
Per le piú ciniche questo chiaramente non esiste, ma io dico di essere fiduciose, perchè da qualche parte, c’è un numero 10 per tutte.

Ho dolore alle mani quindi mi fermo qui, anche se ce ne sarebbero tanti altri in repertorio.
Poi sicuro sti geni inventeranno nuovi modi per provarci, quindi è uno scritto destinato ad essere infinito… io mi defilo.

Fonti:
-cavie che ho avuto modo di testare personalmente me medesima in prima persona
– incredibili e strabilianti testimonianze delle amiche di sempre.

Vi auguro un buon rimorchio!

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