ARIA

​Sciolgo i capelli, 

mi stai guardando.

Aspetto un tremore parlato.

O un silenzio alleato

che mi tradisca.

Voglio un’onda per la schiena

a smuoverei giochi annodati

dei fili ramati.

Sottili ma lucidi.

Come le idee.

Come le frasi,

ballerine timide, 

mute,

non sfidano il pubblico,

sbirciano 

ma non sanno uscire.

Respiro stremato rincorre l’affanno, 

vincente, aggrappa la vita 

di nome Aria.

È pelle che mostro, 

pelle che grida da sotto le sbarre 

in tessuto.

Intessute le quattro labbra, 

tagliate dal vento, 

dure, 

le unghie sul rosa.

Ossuti, i fianchi donati.

È pelle, non carne.

Amore è diverso, 

non si consuma

la polpa rimane

anche 

se siamo affamati.

(MaríeFfe)

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SENZA TITOLO

​Quando mi capita di passare in macchina dalla via di casa tua, rallento.

Credo di farlo inconsciamente, senza pensarci troppo.

Ho sempre la sensazione che ti vedró sbucare da una traversa, mentre, come tuo solito, passi una mano tra i capelli.

Magari stai tornando dagli allenamenti o sei appena uscito con qualcuno.

Non ti ho mai visto peró.

Forse la tua pelle lo sente che sono nei paraggi e cerca di evitarmi.

A volte penso che potrei accostare e citofonare.

Saprei cosa dire.

Ciao, niente, passavo di qua, mi chiedevo come stai vivendo.

Cosa stai facendo. Come riempi i vuoti.

Ti sei piú innamorato poi?

Io no.

Non sono piú riuscita.

Ho il cuore che è diventato un bastoncino findus, uno sterile surgelato, non si scalda nemmeno in microonde.

Non so chi devo ascoltare… “gli opposti si attraggono” o “il simile cerca il simile”?

Perchè vedo solo anime che con me non c’entrano niente e allora un po’ mi manchi.

Non so se manchi davvero tu, ma di certo mi manca com’ero io.

Noi cos’eravamo di preciso?

Cerchi mai i miei gesti negli altri, magari qualcuno che conosci alza gli occhi al cielo proprio come facevo io?

E i tuoi progetti a che punto sono?

Io ho sempre tifato per te. 

Tifo per te.

Ho una tua foto sul cellulare nell’album  “da cancellare” della galleria.

Non la apro mai, non la guardo mai, non ci penso mai… ma so che è lí.

Prima o poi lo faccio.

Ti cancello, me lo prometto.

Comunque di solito non mi fermo. Tiro dritto in apnea e ricomincio a respirare solo quando la tua via è finita.

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VIAGGI IN COMPAGNIA

​L’altro giorno stavo tornando dall’universitá in treno.

Sí, praticamente se sommassi tutto il tempo che passo in treno avrei una vita parallela.

Comunque erano le 19.30 ed era giá buio pesto.

Ero tranquilla, ascoltavo la musica e mi facevo i miei mentali voli pindarici. 

Tutto nella norma quindi.

Se non chè, ad un certo punto, arriva un ragazzo che avrá avuto piú o meno la mia etá, forse qualche anno in piú.

Vi do due informazioni giusto per inquadrare il soggetto: cavallo dei jeans sotto le ginocchia, scarpe larghe, cappellino da rapper e camminata da bullo a gambe larghe.

Okey, per ora è sufficiente.

Nella carrozza non c’era nessuno oltre a me, e il tizio si siede  nei quattro sedili di fianco al mio.

Intendo proprio su tutti e quattro, dal momento che si sdraia comodamente come fosse in spiaggia.

Giá mi stava urtando.

Inizio ad insultarmi da sola per non aver avuto l’accortezza di scegliere una carrozza piú affollata, anche perchè immagino giá come finirá, ho un settimo senso per ste cose.

“Sono un’idiota, sono un’idiota. Alzati e cambia posto! No ora non farlo, ormai stai qui e ignoralo!”

Nemmeno il tempo di finire di “parlare da sola” e il tizio mi chiama (taaaac, lo sapevo!): “ehiii!”

Faccio finta di non sentire per via della musica.

Niente non funziona, lui ci riprova questa volta sbracciandosi.

Non posso piú ignorarlo, ahimè tolgo scocciata una cuffietta , una sola:

” Ciao, che c’è?”

“Ciao, no senti… non è che avresti un biglietto usato? Cosí se passa il controllore almeno gli faccio vedere qualcosa, non vorrei prendere la multa”

Noto che ha davvero un bel viso e che gli mancano almeno quattro denti superiori. È un peccato.

Forse sbagliandomi ma, sommato al modo di parlare e al complesso, ho pensato che avesse qualche problemuccio di droga. 

 In ogni caso rispondo:

“No guarda, mi dispiace ho solo il mio” e faccio per rimettermi l’auricolare… 

Ma lui continua:

“Sai, di solito ho un abbonamento falso, li fa un mio amico, sembrano veri, davvero.  Ma ora l’ho dimenticato a casa. Fa anche le patenti questo mio amico, a soli 100 euro! ”

Capito?! Cercava di giustificare la sua illegalità con dell’altra illegalitá piú grande! Un fenomeno!

Mi stavo innervosendo ancora di piú. 

Per la cronaca, io sono quella che non sale sul pullman nemmeno per una fermata senza biglietto e che non attraversa la strada se il semaforo è rosso. Mai.

Non so perchè mi raccontasse queste cose, mi sono anche chiesta se per caso avessi una faccia poco raccomandabile. Ho sbirciato il mio riflesso sul finestrino, ma niente…la mia solita faccia da cucciolo smarrito, molto stanca e sbattuta.

Mi ri-infilo con prepotenza la cuffietta nell’orecchio, decisa a godermi i fatti miei.

Dopo poco sento che mi richiama piú forte e decido di prestargli attenzione una volta per tutte: 

“Scusa, lo sai che devo andare a mangiare dalla mia ragazza con i suoi genitori? Che palle. ”

“Ah davvero? E da quanto state insieme…?”
Va be non vi annoieró con i dettagli di tutta la conversazione, fatto sta (non lui, cioè anche probabilmente) che gli sono stata un po’dietro, si lamentava del lavoro, della cena imminente con i “suoceri” e altre cose di cui non mi importava granchè, ma come sempre la gente che non conosco mi scambia per un centro couselling.

Poi mi ha chiesto il cellulare per fare una chiamata e con molta sinceritá gli ho spiegato che non me la sentivo di mollare il mio telefono nelle mani di uno sconosciuto  (implicato in un traffico di patenti false-dietro le righe).

Si è rabbuiato e mi ha detto  “io sono una brava persona”, poi ha preso e mi fa:”mi sa che ho perso la fermata, devo andare”. 

Si alza e si incammina, ma non prima di provare a scroccarmi un’ultima cosa “Mi daresti una sigaretta?”

“Non le ho con me, mi dispiace, ciao.”

Scende dal treno! Seeeee!
Solo che mentre esultavo per essermi finalmente liberata di lui, mi ha assalita una malinconia strana.

Mi ha fatto tenerezza, in un certo senso.

Perchè un bel ragazzo della mia etá deve finire cosí? 

Dove sono i genitori di questo individuo e che fanno? 

Non si sono accorti che il figlio forse forse non ha preso un bella strada?

E poi ho pensato che magari sono stata un po’stronza e che potevo fare qualcosa in piú per lui.

Ho pensato che l’essere stata fortunata ed avere dei genitori che mi incoraggiano e mi stanno vicino, l’avere come problema piú grande il non passare un esame, l’avere un senso civico e di legalitá… non sono cose cosí scontate.
Ho pensato a mio padre che quando da piccola uscivo di casa, mi rimbambiva il cervello a suon di 

” Mi raccomando fai il biglietto e timbralo. Se torni a casa con la multa non entri eh.”

E all’improvviso queste parole, che prima erano delle rotture, avevano un non so che di dolce.

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ESPRIMI UN DESIDERIO

​Vorrei, 

con un sospiro, 

buttare tutto fuori, 

tossire forte l’ansia 

e svuotare i pori.

Vorrei il verde dell’erba 

toccar tutto il mio corpo, 

ho le braccia spalancate 

e le gambe pure: sono una stella! 

Non c’è caldo e non c’è freddo, 

il vento mi sussurra una filastrocca 

e l’unico raggio di sole 

ha scelto le mie guance 

e la mia bocca.

Con le palpebre sdraiate sugli occhi, 

guardo il cielo, 

o forse è lui che guarda me 

e sorride di azzurro.

Dolce sensazione: 

mi sento una michetta 

appena sfornata, 

mi sento esistere, ma in silenzio. 

Un silenzio che sa di buono, di giallo e di leggero;

mi sa che mi addormento 

in questo desiderio, profumato di vita.

E una farfalla gioca col mio naso.

(MaríeFfe)

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LISTA NERA

​Ultimamente il mio umore è ben rappresentato da una gamma di differenti colori che vanno dal grigio chiaro al nero, passando per il grigio topo.

Potrei scrivere un poetico (o patetico?) piagnisteo, un pippone di due facciate su di me e il macrocosmo cupo nella mia testa.

Ma non lo farò.

Primo perché credo nessuno andrebbe oltre la seconda riga, ma soprattutto perché onestamente non mi va e preferisco sprofondare da sola nei miei dissidi interiori come i prodi di Ulisse sprofondarono nel mare richiamati dalle Sirene. Però in qualche modo questa energia negativa la devo sfruttare, quindi ho deciso di canalizzarla in un elenco di cose che odio, giusto perché la mia sgorbutaggine del momento mi faciliterà nell’impresa.

Ecco una lista di cose che odio, totalmente a caso e ovviamente non completa.
1)I gelatai che non seguono l’ordine dei gusti. Passi la coppetta, ma se io  ti chiedo nocciola e pistacchio, perché tu Sig. Demonio Gelataio mi devi mettere nel cono prima il pistacchio e poi la nocciola? Se ti dico prima nocciola forse è perché ci voglio la nocciola nel cono! Ogni volta immagino scene in cui prendo il cono e glielo sbatto in fronte eroicamente, poi però di consueto prevale l’agnellino spaurito che è in me e quindi sto zitta e muta.

2)Quelli che hanno la malattia grave di cambiare compulsivamente i canali della radio, senza far finire UNA canzone.

3)Chiodi di Garofano. 

4)I bambini palesemente viziati: Sì, sarò una persona cattiva ma io non li sopporto. Ovvio che la colpa è di genitori che sono nocivi come l’acido muriatico nel caffè, ma il risultato sono comunque dei bambini maleducati, lamentosi, irrispettosi  e indisponenti. Scommetto che i genitori di questi piccoli Lord sono quelli che vanno a difendere i figli a spada tratta se la maestra ha avuto l’ardore addirittura di richiamare il pargolo.
Per la cronaca io dai miei genitori, ma più da mamma, credo di aver preso un numero inquantificabile di mazzate, tra ciabatte che volavano e “se non vieni qui ora, quando ti prendo ti do il resto!”.

Già, bei tempi quelli… quando uno sberlotto non era reato punibile con  l’ergastolo.

Anche perché credo che i bambini viziati di oggi, siano gli stronzi arrivisti di domani.

5) Le bancarelle che non espongono i prezzi e quindi ogni cosa che mi piace devo chiedere “questo quanto costa?” “Mmm, carino…E questo?” “Ah capito. E quest’altro?” Di solito mi do un’autonomia di tre domande, perché poi ho paura di sembrare scema oltre che povera. 
Ma scusate, non potete mettere il prezzo sopra ogni articolo?

6) La vodka alla pesca.

7) I capperi. Io sono onnivora al 99% e quell’ 1% è rappresentato da questo obrobrio, che non si sa esattamente cosa sia. Quand’ero piccola credevo fossero pesci, ovviamente ora lo so benissimo che sono lenticchie andate a male.

8) I messaggi della Vodafone. Arrivano negli orari più disparati, quando non aspetto la risposta di nessuno e non mi aspetto di essere cercata. Quindi mi illudo, “chissà chi sarà ora”, “magari un mega figo che ha chiesto il mio numero in giro, o mi ha rintracciata tramite un gran stalking sui social” “oppure mi chiamano per dirmi che ho vinto una lotteria alla quale mi hanno iscritta a sorpresa” … Mi avvicino al cellulare, vado sui messaggi e niente, è solo la Vodafone. Te pareva che mi cagava qualcuno. La Vodafone proprio ti fa assaporare la delusione. 
Ma con chi li devo spendere 7000 minuti alla settimana, eh?

9) Chi è puntuale, facendo sentire in imbarazzo me che sono sempre in ritardo.

10) I paraculi.

11) I libri con le pagine di quel maledetto materiale lucido riflettente . 
Secondo me c’è un accordo segreto tra editori e ottici (sì esatto, gomblotto) che spinge i primi ad utilizzare questo materiale letale in grado di portare a cecità completa, una volta entrato in contatto con uno spiraglio di luce.

Io devo ballare la samba sotto la lampada per trovare il modo di preservarmi gli occhi. Per non parlare del fatto che non si può scrivere su sti libri di satana.

11 e mezzo) Quando in hotel non ti danno la colazione che sembra cenone di Natale e Capodanno insieme. 

12)Quelli che attraversano i binari senza fare il sottopassaggio.

13) L’olio di palma. Va beh questo ammetto di averlo scritto per simpatizzare coi più. (less olio di palma, more likes).

14) Le pentole a pressione. Più che odiarle in realtà mi fanno paura, temo sempre che esplodano. 

15)Le cimici. 

16) L’odore  di cane bagnato (che poi è un po’ quello di cimice).

17) Nicolas Cage. Oh, sarà bravissimo, ma io proprio non lo sopporto. 

18) Quelli che dicono di non sapere niente prima di un esame e poi prendono il massimo. 
Guardate che non mi offendo se dite “Le cose le so e pure bene”, anzi sono felice per voi dal momento che a me non togliete niente.

19) Le feste in maschera, ma dove non è obbligatorio il costume. 
Cioè di solito scrivono “maschera gradita”. 

Ma che vuol direee? O scrivi festa in maschera o non lo scrivi!

Lo sapete perché lo fanno? 

Perché si divertono a vedere l’espressione di quell’unico scemo che arriva travestito (di solito sono io), in mezzo a gente vestita in modo assolutamente normale. 

20) Chi parla al cinema. Sì, anche durante la pubblicità. 

21) La cattiveria assolutamente gratuita.

22) La Domenica sera. Mi mette addosso una tristezza infinita.

E voi avete una lista nera?

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