LA NOSTRA X

​Come puó essere crudele il senso piú geometrico di “parallelo”?

Mi stai accanto da una vita e sempre alla stessa distanza. 

Li ho percepiti tutti gli attimi in cui abbiamo rischiato di scontrarci. Ogni volta mi si è fermato il cuore ed è stato come quell’attimo in cui tutto puó cambiare, come il Butterfly Effect che ribalta i giochi in tavola. Alla fine ogni volta finivamo  per raddrizzarci, dopo aver raccolto i pezzi ammaccati che ci eravamo distrutti.

Ma poi di che materiale siamo fatti che non riusciamo a respingerci fino in fondo e nello stesso tempo non possiamo toccarci?  Me lo chiedo, ogni tanto.

E che cos’è il tempismo? 

Sembrano averlo tutti. Dai personaggi svampiti dei film su canale cinque alle coppie che raccontano come si sono conosciute la prima volta. E sono assurdi i modi in cui si incontrano, con una casualitá che spacca il nanosecondo, con un aiuto che deve per forza arrivare da un Dio buono, se esiste.

Ma noi no. 

Noi non avremo mai il ritmo giusto, il posto giusto e l’occasione al volo. Noi non aspetteremo mai nella stessa fila al banco del pane nel supermercato. Non mi cadrá niente dalle tasche e non mi raccoglierai niente. Non cambierai mai strada per sbaglio, ritrovandoti sulla mia, che magari sto percorrendo anch’io per sbaglio dopo essermi persa. Non formeremo mai una stramaledetta X con le nostre esistenze.

Noi continueremo a rischiare di scontrarci nel momento sbagliato e nel luogo sbagliato. Ci sará quell’attimo di illusione sospesa e poi torneremo paralleli.

(MaríeFfe)

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IO SONO ROSA, E TU?

​”Io vorrei essere un bambino rosa”

“Ma come rosa?”

“Sí, bianco come te”

“Non mi piace essere marrone. Mamma mi cancelli il marrone?”

I gemelli nella foto sono Ryan e Francois (spero di aver scritto i nomi nel modo giusto). Dovevo assolutamente riportare questa loro richiesta fatta in un servizio delle Iene, perchè ho riso tantissimo. La spontaneitá dei bambini è qualcosa di meraviglioso e disarmante. All’inizio mi ha fatto divertire la loro serietá nell’esprimere questo desiderio.
Solo che poi ci ho pensato un po’ su e mi sono chiesta perchè due bambini cosí belli e sani sentano il bisogno fin da piccoli di essere diversi da quello che sono. Eppure alla domanda “ma in classe qualcuno vi fa notare che siete marroni?” loro rispondono di no. Dicono: “È per noi, siamo gli unici ad essere marroni.” Questo testimonia l’importanza del sentirsi parte di un gruppo, sentirsi uguali agli altri, soprattutto in tenera etá. Tutti abbiamo sentito il bisogno da piccoli di avere qualcosa che ci accomunasse agli altri, siano le scarpe con le luci o le figurine dell’album del momento.

Peró la trovo un po’ triste questa cosa del colore, perchè significa che (noi grandi) non siamo abbastanza in grado  di far apprezzare le particolaritá come delle cose belle. Vuol dire che un bambino percepisce la sua unicitá e la rifiuta. Vuol dire che anche se nessuno glielo fa notare in modo negativo (e comunque non ci credo fino in fondo) loro si sentono sbagliati in qualche modo. Si sentono un’eccezione rispetto alla maggioranza, considerata come migliore. È un peccato.

È un peccato non si riesca a trasmettere ai piú piccoli il messaggio giusto, che secondo me è: il tuo “marrone” è bellissimo, proprio come è bellissimo il rosa dei tuoi amici. 
Anzi, mi correggo, non “proprio come”. È bellissimo in modo diverso, ma con uguale intensitá e valore.

E tra l’altro, se devo dirla tutta, credo  che fra vent’anni le ragazze farranno la fila dietro questi due.
Giá, anche quelle rosa.

ABBUFFATE

​Quando c’ é una vocina dentro di me che mi grida di fare una cosa io finisco sempre per non farla. Viceversa quando la vocina mi suggerisce di evitare qualcosa, indovinate che faccio?

Claro, vengo attirata come un bimbo cicciottello dal gelato.

Ovviamente il bimbo cicciottello sono io.

E vedo cibo ovunque.

Cibo che poi si rivela essere un flop gigantesco, perchè un Big Mac non è vero cibo. È solo porcheria che ha un aspetto meravigliosamente e sensualmente buono. (E secondo me c’è pure della droga dentro).

Parliamoci chiaro, a tutti piace ingozzarsi di roba grassa e unticcia e zuccherosa.

Ma quello non è cibo.

Non è paragonabile a un piatto di pasta o ad una bistecca. Non è nutrimento.

È voglia. È trasgressione, vizio.

Ma io, rimanendo in metafora, sono obesa nel cervello e da questo non si guarisce.

Vorrei essere in grado di dare alla mia vocina il potere di prendermi a sprangate quando deliberatamente non l’ascolto.

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GUIDA PER ASOCIALI (parte 1)

Se vi trovate in stazione e incontrate una ragazza sulla ventina, snella, abbastanza alta, capelli e occhi castani… non salutatela.
Se sta salendo sul treno, non salutatela.
Se il treno lo sta aspettando, non salutatela.
E soprattutto se la trovate giá seduta sul treno, non salutatela.
Vale sempre, ma la mattina ancora di piú.

So che è una descrizione molto generale ma quella ragazza potrei essere io e quando mi salutate:
– se la giornata è iniziata bene me l’avete appena rovinata.
-se la giornata è una brutta giornata ora sará una giornata peggiore.
In realtá il saluto va bene, ma appena accennato col capo o se proprio dovete parlare dite al massimo due parole (e con due intendo letteralmente, quindi è ammesso, ad esempio, “buona giornata”)

Vi giuro che fuori dal treno sono una persona pseudonormale e so essere perfino simpatica, ma finchè sono sul treno quello è il mio bozzolo ed io sono un bruco.
Avete mai visto un bruco parlare?
Appunto.
Poi fuori dal treno mi trasformeró in una meravigliosa farfalla parlante e allora si puó procedere con la comunicazione.

Essendo un argomento che mi sta particolarmente a cuore, mi sono presa la briga di stilare una lista delle cose che si possono/ non si possono fare in treno.

Puoi:
-ascoltare la musica
-guardare fuori dal finestrino
-leggere
-studiare
-dormire
-messaggiare
-memorizzare l’architettura della carrozza
-osservare la gente, che è come guardare la tv (magari evitate di fissare insistentemente un unico soggetto, che il confine tra spettatore televisivo e maniaco seriale è labile)
-fare assolutamente niente, ma in silenzio

Non puoi:
-cantare(vi assicuro non è cosí scontato)
-fischiare(vedi sopra)
-avere una riunione importante al telefono con il primo ministro del Congo, rendendo tutti partecipi dei tuoi successi
-in generale parlare al telefono per piú di 30 secondi, ovvero il tempo sufficiente per dire “scusa non posso parlare, sono in treno” (se mandate un messaggio è comunque meglio)
-ascoltare la musica, con le casse.
-ascoltare la musica con gli auricolari, ma a volumi che non esistono nelle scale dei Decibel umani (ma come fate?)
-attaccare bottone con gente che non conosci
-attaccare bottone con gente che ti sembra di conoscere
-attaccare bottone con gente che sicuramente conosci, perchè c’è una buona probabilitá che lui/lei in quel momento non vorrebbe conoscerti
-conversare con persone che sono d’accordo nel dialogare con te (e giá qui mi pare fantascienza) ma sopra un volume che va oltre la modalitá “sussurro”.

Vorrei precisare che non è una questione personale.
A prescindere che nella vita tu mi vada a genio o no, se mi parli in treno passi immediatamente nella categoria “antipatico”, almeno per l’intera durata del viaggio.
Nota di approfondimento: in un rapporto da 200 punti(su una scala di 200), level AMICIZIA PRO, si puó stare in silenzio e ascoltare la propria musica senza sentirsi in colpa o in imbarazzo.

Ragazzi vi prego, non è difficile.
C’ è un mondo colorato fuori dal treno per comunicare e fare public relations.
Lí potete trovare tutti gli amici di cui avete bisogno, potete essere affabili e liberare il Panariello che c’è in voi.
Il treno preserviamolo come luogo di meditazione e silenzio, rendiamolo un pre-mondo in cui non sappiamo ancora parlare, prima di calarci nella vita reale.
Ma perchè nessuno ha ancora pensato di fare delle carrozze singole, monopasseggero, tipo “bruco mela” alle giostre.
Perchè?

Lo so che per i piú gioiosi di voi tutto questo non avrá senso.
So che trovate assurda la possibilitá di svegliarsi, almeno all’inizio, senza voglia di vivere.
Ma è cosí, fidatevi.
So che voi mutanti vi svegliate giá felici, energici, con la voglia di trascinare gli altri nelle avventure della giornata e vogliosi di raccontare i vostri sogni a chiunque.
Lo so che non siete cattivi, non lo fate apposta.
Voi siete cosí.
Lo so, perchè a questa categoria appartiene mio padre, che appena sveglio pare sotto acidi; tu vuoi solo capire come sopravvivere fuori dal piumone e lui parla giá da venti minuti.

Ma vi assicuro: esiste un mondo di persone che la mattina vorrebbe cavarsi i timpani piuttosto che ascoltare qualsiasi genere di suoni, a meno che non siano inclusi nel nuovo album scaricato illegalmente.
Cerchiamo di venirci incontro: voi non parlate e noi in cambio vi ascoltiamo mentre state zitti.

Scusate se ho tirato sto mega pippone su noi disagiati, ma era necessario farlo.
È davvero un tema commovente per me, come i cuccioli di foca per Greenpeace.
Quindi salviamo i cuccioli di foca.
Noi siamo i cuccioli di foca.
Dei piccoli e teneri cuccioli di foca sonnecchianti, silenziosi e spaesati.
Vogliamo solo essere lasciati in pace.

Dona ora.
Dona il tuo silenzio.

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COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

Mi scuso per la noiositá di questo post, volevo informare chi mi legge che questo blog in realtá è un’appendice di una pagina giá esistente su Facebook e avente lo stesso nome (Il Quadernetto).

Lí pubblico piú frequentemente e un po’ di tutto, qui tendo a fare una selezione piú curata degli articoli.

Mi farebbe piacere ritrovarvi di lá se vi andrá di curiosare.

Avete anche voi una pagina su Fb? Passo a trovarvi volentieri! Lascio il link della mia per ora:

https://www.facebook.com/Il-Quadernetto-127321941056295/

Ora potete tranquillamente sbadigliare! 

Un abbraccio virtuale !

FACCIA DA BUONA

​Ho una faccia da buona. Il mio è il classico stramaledetto faccino che trasmette tenerezza.

Ho quella faccia che adorano tanto i nonni e i genitori.

Se incontro un anziano per strada, in pullman, alle poste… posso star certa che mi fermerá e mi racconterá la sua vita, per poi congedarmi con “sei tanto una brava ragazza…”

Se siamo in tanti, non fermano tutti. Fermano me.

La faccia da buono piace un sacco anche alle persone che hanno mille problemi e non vedono l’ora di scaricarteli addosso, perchè tu sei buona e paziente. 

Li ascolterai, li capirai.

Non so, forse basterebbe avere le sopracciglia inclinate diversamente, gli occhi meno grandi o il naso a punta. Le labbra piccole. Dicerie popolari narrano siano segno di cattiveria, magari qualcuno ci crederebbe sul serio.

Io convivo da sempre con la mia faccia da buona e spesso ho adeguato i miei comportamenti ai miei connotati. A volte sono buona davvero. Ma non vorrei doverlo essere sempre, sembrarlo sempre.

Quelli che hanno un aspetto da cucciolo smarrito, credo possano comprendermi.

Ora vi svelo un segreto: perfino quelli con la faccia da Bambi si incazzano, anche se non si vede.

SE UNA MATTINA

​Se una mattina

ti svegli 

e mi ami,

giuro, non sarò crudele.

Non ti chiuderò il cuore in faccia, 

non ti mostrerò il mio collo.

Se all’ improvviso 

mi ami, 

scorderò tutto 

e le lacrime evaporeranno cantando.

Se mi ami, dopo tutto, 

senza un motivo 

e ti senti spaesato, 

ti aiuto io 

che ti amo da tanto e ho già imparato.

Puoi guardare i miei occhi 

e copiare lo sguardo; i baci sono facili 

ti riescono subito se ci provi, 

le mie labbra hanno già conosciuto le tue, 

all’ ombra dei sogni più caldi.

I pensieri saranno i tuoi 

perché li dipinge l’anima 

e lì non posso sbirciare, 

ma gli abbracci, quelli, non preoccuparti, 

te li insegno io.

Se però, 

una mattina ti svegli, 

dopo tutto 

e mi ami 

e ti svelo l’amore, 

ti narrò i segreti, 

giochiamo a impararci, 

se ti svegli, 

amore, 

prometti,

non addormentarti più.